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TEATRO ALFIERI - ASTI - STAGIONE TEATRALE 2012- 2013
notizia pubblicata in data : mercoledì, 12 dicembre 2012

La stagione teatrale 2012-2013 è uno straordinario affresco del nostro quotidiano che per un verso riflette la realtà e per l’altro crea una realtà diversa, un quadro alternativo dalle molte cornici. Divertimento e leggerezza si fondono mirabilmente con il tragico e il drammatico. Ogni tessera si lega alle altre per un mosaico perfetto di cui la città di Asti  deve andare orgogliosa.

GLI SPETTACOLI

 

 

Giovedì 13 dicembre 2012

A LITTLE NIGHTMARE MUSIC

Igudesman & Joo

 

 

I musicisti Aleksey Igudesman e Hyung-ki Joo hanno travolto il mondo con i loro spettacoli,

un’esilarante miscela di musica classica, commedia e cultura popolare. I loro video su YouTube contano ad oggi più di 28 milioni di contatti, e il duo è apparso in televisione in molti paesi. Sono a loro agio tanto in una classica sala da concerto, quanto in mezzo a uno stadio da 18.000 posti, e coltivano il sogno di rendere la musica classica accessibile a un pubblico più giovane e numeroso.

I grandi nomi della musica classica – da Emanuel Ax a Joshua Bell, Janine Jansen, Gidon Kremer, Mischa Maisky, Viktoria Mullova fino a Julian Rachlin hanno fatto irruzione nei loro pazzi sketch musicali. Aleksey e Hyung-ki hanno anche fatto squadra con attori del calibro di John Malkovich e dell’ ex James Bond, Roger Moore, in diverse occasioni a favore dell’ UNICEF.

Oltre ad andare in tournée con “A Little Nightmare Music”, si esibiscono anche in “BIG Nightmare Music”con orchestre sinfoniche, e presentano il seminario “8 To 88 – Educazione Musicale per Bambini di Tutte le Età” nelle università e nelle scuole musicali in giro per il mondo, lasciando gli studenti ispirati e fiduciosi di poter aprire nuove strade per i loro viaggi musicali.

E’ possibile vedere Igudesman & Joo in diversi film, incluso il loro “Documentario-show“: “ Tutto quello che avete sempre voluto sapere sulla musica classica”. La sera di Capodanno 2011, alla Konzerthaus di Vienna, con l‘aiuto di 100 violinisti provenienti da tutto il mondo Igudesman & Joo hanno stabilito il record del mondo del maggior numero di “Violinisti Danzanti” insieme sul palcoscenico. Questo record mondiale e’stato ideato e prodotto dal duo a sostegno dell’UNICEF.

 

 

Lunedì 17 dicembre 2012

MISERIA E NOBILTA’

Di E. Scarpetta

Con Geppy Glejieses, Lello Arena e Marianella Bargilli

e con Gigi De Luca

regia Geppy Gleijeses

Uno dei titoli più famosi della drammaturgia universale di tutti i tempi, cavallo di battaglia dei più grandi attori napoletani (e non) del secolo scorso, viene presentato integralmente in italiano, in una edizione ricchissima di grandi interpreti, scene e costumi. Lo spettacolo si avvarrà di una riduzione di Geppy Gleijeses che farà tesoro del testo originale di Eduardo Scarpetta, dell’adattamento di Eduardo De Filippo e della sceneggiatura del film di Mario Mattoli con Totò.

Geppy Gleijeses interpreterà il ruolo di Felice Sciosciammocca, Lello Arena sarà Pasquale e Marianella Bargilli sarà Luisella. Al loro fianco i migliori caratteristi del teatro napoletano. La commedia ha come protagonista Felice Sciosciammocca, celebre maschera di Eduardo Scarpetta, e la trama gira attorno all'amore del giovane nobile Eugenio per Gemma, figlia di Gaetano, un cuoco arricchito. Il ragazzo è però ostacolato dal padre, il marchese Favetti, che è contro il matrimonio del figlio per via del fatto che Gemma è la figlia di un cuoco. Eugenio si rivolge quindi allo scrivano Felice per trovare una soluzione. Felice e Pasquale, un altro spiantato, assieme alle rispettive famiglie, si introdurranno a casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio. La situazione si ingarbuglia poiché anche il vero Marchese Favetti è innamorato della ragazza, al punto di frequentarne la casa sotto le mentite spoglie di Don Bebè. Il figlio, scopertolo e minacciatolo di rivelare la verità, lo costringerà a dare il suo consenso per le nozze.

 

Mercoledì 19 dicembre 2012

I WILL ALWAYS LOVE YOU

Harlem Gospel Choir

Harlem Gospel Choir Tickets

 

 

In collaborazione con il CIRCOLO FILARMONICO ASTIGIANO Composto dalle migliori voci delle chiese nere di Harlem e New York, si propone di riconciliare la gente e le nazioni attraverso la musica, con un repertorio di gospel tradizionali e contemporanei,

tra jazz e blues e alcune delle più belle canzoni di Whitney Houston, in omaggio alla cantante collegata al gospel proprio perché nata e cresciuta artisticamente in quel mondo e che aveva una relazione d'amicizia con gli Harlem. Fondato nel 1988 da Allen Bailey, Harlem Gospel Choir è il coro gospel più famoso del mondo, apprezzato per il suo lavoro con i Commodores, Michael Jackson e Prince. Composto dalle migliori voci delle chiese nere di Harlem e New York, si propone di riconciliare la gente e le nazioni attraverso la musica, con un repertorio di gospel tradizionali e contemporanei, tra jazz e blues. Nella loro straordinaria storia artistica ci sono la partecipazione al video degli U2 "I Still Haven't found What I'm Looking For” nel 1988, le esibizioni agli eventi di massa per Nelson Mandela allo Yankee Stadium nel 1990, per Papa Giovanni Paolo II al Central

Park nel 1995, per Papa Benedetto XVI al Yankee Stadium nel 2008 e per la campagna elettorale del Presidente americano Barack Obama. Hanno una storia ventennale ricchissima di tour mondiali e di concerti con i grandi della musica dei più svariati generi, tra i quali: The Chieftains, Whoopi Goldberg, Lyle Lovett, Harry Belafonte, Gorillaz, Cindy Lauper, Jon Hendricks, Simple Minds, Live, Sinead O'Connor, Robin Gibb, Kim Wilde, Mary J Blige e Stevie Wonder.

 

 

Sabato 12 gennaio 2013

DA KRAPP A SENZA PAROLE

Di S. Beckett

Con Glauco Mauri e Roberto Sturno

 

Beckett, premio Nobel per la letteratura, è certamente un innovatore nella storia del Teatro. Con le sue opere ci ha mostrato un nuovo modo di interpretare il rapporto tra la vita e l’uomo: una visione grottesca che spesso sfocia in una disperata comicità. Vari momenti poetici ma lo stesso tema: l’uomo e la sua fatica del vivere. “Atto senza parole” e “L’ultimo nastro di Krapp”, due testi relativamente brevi al confronto di altri famosi capolavori, sono forse le opere che più chiaramente esprimono alcuni aspetti del mondo di Beckett.

 

Nello stupito , grottesco silenzio di “Atto senza parole” l’uomo beffato e ingannato dalla vita che sembra sempre soccorrerlo, ma poi sempre lo delude, trova la sua commovente dignità nel rifiuto e nella voluta solitudine. In questo breve atto si può chiaramente comprendere la visione beckettiana dello scontro tra l’uomo e la vita. Ne “L’ultimo nastro” il vecchio Krapp ascolta una bobina che ha registrato tanti anni fa: la sera del suo 39º compleanno. Tanti, tanti anni sono passati! Riaffiorano persone, visi ormai sbiaditi dal tempo, si riscoprono sentimenti… e tra questi –ormai dimenticata- una storia d’amore, “quando la felicità era forse ancora possibile” Ma il giovane Krapp non l’aveva saputa afferrare la felicità! La bobina finisce e Krapp rimane disperatamente solo nel buio della sua “vecchia tana”piena di bobine che raccontano la storia della sua vita ma che finiranno sempre col rimanere vuote…esaurite di ricordi. Ne “Improvviso dell’Ohio”, il titolo lo si deve perché il testo fu scritto per l’Università Columbus dello stato dell’ Ohio e lì rappresentata per la prima volta per festeggiare i 75 anni di Beckett, un uomo (il Lettore) legge un libro ad un altro uomo (l’Ascoltatore) per aiutarlo a sopportare il dolore di un’assenza dolorosa, la moglie morta? la moglie abbandonata? Ciò che il Lettore legge si riferisce alla vicenda dolorosa di chi ascolta (l’ Ascoltatore). Non sono due persone ma è lo stesso uomo che, in un fantastico sdoppiamento, sembra con l’ascoltarsi cercare una speranza di sollievo al dolore. “Respiro” Un cumulo di macerie. Pochi secondi: è la vita. La vita che passa tra il primo vagito e l’ultimo respiro. Ma in quale mondo! Particolare curioso “Respiro” fu rappresentato per la prima volta a New York nel 1969 al Teatro Eden come scena iniziale di “Oh! Calcutta” per la regia di Kenneth Tynan. Far capire al pubblico che non è Beckett difficile e complicato, ma difficile e complicata è la vita. La vita che Beckett pur nella sua angoscia, ha saputo raccontarci con una sotterranea ma struggente pietà.

 

Venerdì 18 gennaio 2013

UN ALTRO ME IN CONCERTO

Danilo Sacco

 

Dopo 19 anni di militanza in uno dei più noti gruppi italiani, Danilo ha intrapreso la sua avventura solista. Sul palco del Teatro Alfieri porterà le canzoni del suo ultimo disco, “Un altro me”, insieme a cover che rivelano le sue radici rock e brani storici dei Nomadi.

 

 

Martedì 22 gennaio 2013

ASPETTANDO GODOT

Di S. Beckett

Con Natalino Balasso e Jurij Ferrini

e con Michele Schiano di Cola e Angelo Tronca.

Regia di Jurij Ferrini

Progetto U.R.T. - Teatria srl

 

 

Questo progetto di messinscena nasce dall’incontro con Natalino Balasso, durante le prove de I Rusteghi, uno spettacolo diretto da Gabriele Vacis e prodotto dal Teatro Stabile di Torino, spettacolo che ha avuto un grande successo e che quest’anno ci vede ancora impegnati entrambi in una lunga tournée. Volevamo proseguire sia il lavoro che il fortunato incontro ed abbiamo cercato un testo che ci convincesse e che rispecchiasse la nostra attitudine alla comicità.

 Da subito è apparso chiaro che l’inossidabile potenza drammaturgica di Aspettando Godot, il più celebre capolavoro del genio di Samuel Beckett offriva il materiale che cercavamo. In Aspettando Godot, due uomini, clochard, clown, Vladimiro ed Estragone, (Didi e Gogo) si incontrano ogni giorno fino al calar della notte presso una strada di campagna, vicino ad un albero. Passano le loro giornate ad aspettare un certo Godot, con il quale sembrano avere un vago appuntamento. Nulla di sicuro, ma loro aspettano. E si aspettano una grande fortuna da questo incontro senza ricordare più esattamente quello che gli hanno chiesto e neppure chi sia di preciso questo signor Godot. Di lì passano altri due personaggi Pozzo e Lucky, il padrone e il servo, il primo tiene il secondo legato con una corda al collo e lo tratta senza alcuna umanità. Anche di loro non si sa nulla, da dove vengano e dove stiano andando. La struttura stessa dell’opera, i mulinelli verbali dei protagonisti, i loro dialoghi surreali e la situazione dell’attesa, spostano con evidenza questa storia su un piano universale e fin dalle prime battute ci si ritrova immersi in un non –luogo, dove spazio e tempo sembrano sospesi. Appare chiaro fin da subito che Didi e Gogo, così come Pozzo e Lucky rappresentano tutta l’umanità, che da sempre segue un copione a struttura circolare ogni giorno. E l’umanità, o meglio tutti gli uomini e le donne che la compongono, ognuno di noi, attende invano un cambiamento della propria condizione esistenziale, avendo completamente smarrito il senso del tempo, dell’azione per ottenere un determinato scopo o della semplice e concreta volontà. Didi e Gogo non sanno più che cosa vogliono, quale cambiamento si aspettano dall’arrivo di Godot. Poco importa (e Beckett con grande ironia non lo svelerà mai) che sia effettivamente Godot, se sia Dio, una occasione del nostro destino oppure ancora un semplice uomo, ricco e potente, in grado di cambiare la nostra condizione esistenziale, così vuota e angosciosa proprio perché spesa ad attendere un futuro diverso. Nell’iniziare il percorso di allestimento ci stiamo interrogando proprio sul luogo scenico da “rappresentare”, una strada di campagna con albero”, richiede Beckett, anche se i protragonisti si riferiscono spesso al teatro come luogo della loro esistenza; Pozzo ad un certo punto dirà proprio: “ma non siamo per caso in un posto che si chiama…palcoscenico?” (Jurij Ferrini)

 

 

Giovedi’ 31 gennaio 2013

LA TEMPESTA

Di W. Shakespeare

Spettacolo della Popular Shakespeare Kompany, con Valerio Binasco, Fabrizio Contri, Fortunato Cerlino, Andrea Di Casa, Simone Luglio, Gianmaria Martini, Deniz Ozdogan, Fulvio Pepe, Giampiero Rappa, Sergio Romano, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati

Musiche originali: Arturo Annecchino

Scene: Carlo de Marino

Costumi: Sandra Cardini

Produzione: Oblomov Films in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana e Festival shakespeariano - Estate teatrale veronese

 

In seguito al successo di Romeo e Giulietta (produzione Teatro Eliseo 2011, con Riccardo

Scamarcio e Deniz Ozdogan), nasce una nuova compagnia, la Shakespeare Popular Kompany, che avrà il suo battesimo ufficiale con lo spettacolo la Tempesta. La compagnia si impegnerà poi ogni anno a mettere in scena un classico, con la motivazione di continuare ad offrire al pubblico grandi testi, in un momento in cui la crisi sta direzionando il teatro sempre di più verso la messa in scena di spettacoli di piccole dimensioni.

 

La Tempesta vedrà nel ruolo del protagonista, Prospero, lo stesso Valerio Binasco, pluripremiato sia come regista che come attore in più momenti di una carriera che spazia dal cinema agli spettacoli con Carlo Cecchi, tra l’altro nell’esperienza dedicata proprio al Bardo al teatro Garibaldi di Palermo, entrata nella storia del teatro italiano. “La Tempesta è uno dei testi più misteriosi e affascinanti del teatro mondiale. Gran parte del suo fascino dipende proprio dal suo mistero…”, commenta lo stesso Binasco nelle note di regia: “Cercare il bandolo della matassa è inutile; è molto meglio puntare dritti al cuore della matassa, e perdersi. Qual è il cuore de La Tempesta? Per me è un dramma (malinconicamente) giocoso sulla fine della civiltà, sulla fine della vita e sulla fine delle cose in generale”. Binasco sarà in scena accompagnato dagli altri attori dell’avventura iniziata nel 2011: Fabrizio Contri, Andrea Di Casa, Filippo Dini, Simone Luglio, Gianmaria Martini, Deniz Ozdogan, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Gianpaolo Rappa, Roberto Turchetta, Antonio Zavatteri con l’aiuto dei collaboratori di sempre: Arturo Annecchino, Sandra Cardini, Carlo de Marino, Nicoletta Robello. A tutti loro spetterà questo nuovo allestimento di una delle pièce più ‘magiche’ di Shakespeare, appartenente alla sua ultima fase creativa, quella dei ‘romances’, in cui rielabora in dimensione mitica e sacrale le grandi tematiche delle tragedie e commedie precedenti, a partire dalla lotta intestina per il trono – qui quella di Prospero, il legittimo Duca di Milano fatto esiliare dal fratello Antonio sull’isola misteriosa, dove si rincontreranno dopo il naufragio e la Tempesta -, a quella del teatro nel teatro – e infatti è questo uno dei pochi casi in cui il Bardo rispetta le tre unità aristoteliche – e a quella degli scherzi e incroci amorosi che sono sempre rivelatori di altro – come accade a Miranda, figlia di Prospero, e Ferdinando, figlia del Duca di Napoli amico del fratello usurpatore Antonio. Qual è la lezione per noi oggi? “Che c’è solo da comprendere. E comprendere non è perdonare. È arrendersi. Alla fine, resterà solo l’eroismo degli arresi. E Prospero, con fatica, si arrende. Anche se – dicono- ha vinto”. Spiega in conclusione Binasco.

 

Mercoledi’ 6 febbraio 2013

THE HISTORY BOYS

Di A. Bennet

Elio De Capitani – Teatro dell’Elfo

Spettacolo della stagione PAROLE D’ARTISTA, resa possibile grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, che ha selezionato l’iniziativa nell’ambito dell’edizione 2012 del bando “Arti sceniche in compagnia”

Traduzione Salvatore Cabras e Maggie Rose

Regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani

Con Elio De Capitani (Hector), Gabriele Calindri (Il preside), Marco Cacciola (Irwin), Debora Zuin (Mrs Lintott), Giuseppe Amato (Scripps), Marco Bonadei (Rudge), Angelo Di Genio (Dakin), Loris Fabiani (Lockwood), Andrea Germani (Timms), Vincenzo Zampa (Posner), Alessandro Lussiana, Giacomo Troianiello (Crowther)

luci di Nando Frigerio

produzione TEATRO DELL'ELFO

Spettacolo vincitore del Premio Ubu 2011 come Miglior spettacolo e del Premio Ubu Nuovi attori under 30 al gruppo dei ragazzi (oltre al Premio Ubu Miglior attrice non protagonista a Ida Marinelli, che interpretava Miss Lintott)

La commedia di Alan Bennett nella versione di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani ha debuttato il 10 dicembre 2010 all'Elfo Puccini di Milano, sei anni dopo la prima inglese, ed è stato subito salutato dai critici come “uno degli spettacoli più importanti ed emozionanti” firmati dai due registi, diventando un caso per la risposta entusiasta degli spettatori più giovani.

 Un successo confermato dai tre Premi Ubu vinti 2011, che si vanno ad aggiungere al "palmares" della versione originale (tre Olivier Awards e sei Tony Awards). Il testo di Alan Bennett è stato pubblicato da Adelphi con il titolo Gli studenti di storia. «Quando ho scritto History boys ho pensato a una pièce sulla scuola - racconta Bennett - legata alle mie vicende dell'inizio anni Cinquanta. Soltanto alla fine, quando ho visto il testo rappresentato sulla scena, mi sono reso conto del suo contenuto più profondo, che in effetti rimanda al problema della verità. Perché racconta di un certo modo di insegnare la storia, in cui più che i convincimenti e la veridicità dei fatti, conta la performance del professore e quindi dello studente chiamato a fare scena con la recita degli esami. Se però avessi voluto cominciare da qui, non avrei scritto una riga. Io devo cominciare dai personaggi, devo farmi suggerire da loro certe idee, in base alle quali magari viene fuori, come in questo caso, una deriva dell'insegnamento della storia». La commedia mette in scena un gruppo di adolescenti all’ultimo anno di college, impegnati con gli esami di ammissione all’università. Sono ragazzi molto diversi tra loro ma affiatati: dal leader della classe, il donnaiolo Dakin, al fragilissimo Posner, innamorato - per nulla segretamente - di lui, fino al poco convenzionale Scripps , in crisi spirituale. L’insegnante di inglese, Hector (“irresistibile” Elio De Capitani) e quella di storia, Mrs Lintott (interpretata da Debora Zuin nel tour 2012/2013), cercano di stimolare la loro curiosità al di là dei percorsi consueti e preconfezionati, infischiandosene del prestigio, delle tradizioni, dei primati e dei punteggio scolastici, mentre il preside (Gabriele Calindri), per buon nome della scuola, li vorrebbe tutti a Oxford o Cambridge. Si apre così uno scontro che vedrà scendere in campo anche un giovane professore, cinico e ambizioso (Marco Cacciola), incaricato dal preside di dare una “ripulita” allo stile dei ragazzi, renderlo più brillante, “giornalistico” e più spendibile al “supermercato del sapere”, con buona pace della ricerca storica e dei dibattiti di metodologia. La commedia ci introduce da subito nel mezzo delle lezioni di Hector, dove domina un clima anticonformista, si citano a memoria poesie di Auden o Withman, ma anche vecchi film o canzoni (con tanto di accompagnamento al piano), creando relazioni e connessioni apparentemente senza una precisa finalità. Ma non saranno questi metodi così poco ortodossi a costringere il professore alla pensione anticipata (e a condurre verso un finale inaspettatamente tragico), bensì il suo “vizietto” di palpeggiare gli studenti più dotati.

 

Martedì 12 febbraio 2013

APOCALYPSE

Con Guseppe Giacobazzi

 

Scritto e diretto da Andrea Sasdelli, il nuovo spettacolo di Giacobazzi continua a prendere in esame l’attualità italiana con la sua mimica ed il suo umorismo unici. Dai reality show ai telegiornali, dalla pubblicità alle mode del momento. Ovviamente fondamentale, poi, è il suo rapporto con le donne all’interno del rapporto di coppia. Non manca infine l’ironia sempre affettuosa con cui Giacobazzi analizza gli stereotipi del quarantenne perennemente “giovane”.

 

 

Sabato 16 Febbraio 2013

LA MERAVIGLIOSA AVVENTURA DEL TANGO

Con Anna Maria Castelli, Luis Bacalov

 

 

 

In collaborazione con il CIRCOLO FILARMONICO ASTIGIANO

 

Evento realizzato grazie al contributo di Piemonte in Musica, Piemontedalvivo e Regione

Piemonte La serata prevede riletture e riscritture originali di Luis Bacalov eseguite per piano solo, come La Cumparsita di Contursi, Madreselva di Amadori, l’indimenticabile “El Choclo” di Villoldo y Discepolo ma anche l’originale omaggio di Luis Bacalov a Gardel, composto in occasione della registrazione del suo disco, Ricercare Baires 1, senza dimenticare alcune colonne sonore ispirate al tango come Assassination tango di e con Robert Duvall, unite a composizioni straordinariamente interpretate da quella che viene ormai considerata “la voce del tango”, Anna Maria Castelli, l’unica cantante europea a cui, dopo Milva, sia stato permesso cantare tango in Argentina. La sua voce farà rivivere le cristalline atmosfere di Volver di Gardel, la forza di uno dei più bei tanghi di Discepolo, Cambalache, la straordinaria sensualità di Fumando espero di Masanas, l’affascinante

Balada para un loco di A. Piazzolla ……per citarne solo alcune.

 

 

Lunedi’ 25 febbraio 2013

AMLETO

Di W. Shakespeare

Con Valter Malosti

 

 

Spettacolo della stagione PAROLE D’ARTISTA, resa possibile grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, che ha selezionato l’iniziativa nell’ambito dell’edizione 2012 del bando “Arti sceniche in compagnia” TEATRO DI DIONISO -FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO Versione italiana e regia Valter Malosti Sound designer Gup Alcaro

Costumi Federica Genovesi Light designer Francesco Dell’Elba

Cura del movimento Alessio Maria Romano

Assistente alla regia Elena Serra

Interpreti:Valter Malosti e un cast di giovani attori

Coproduzione Teatro di Dioniso / Fondazione del Teatro Stabile di Torino

 

Dice Testori a proposito dell’Amleto: «La grandezza dell'Amleto è tutta in questo rompersi della dimensione formale che si lascia trapassare e fa spazio all'urlo profetico che l'opera propriamente contiene ed esprime. Lo stile traballa per permettere che la tensione di quella chiamata e richiesta così totale arrivi a farsi pronuncia, o almeno balbettio. La vera struttura dell’Amleto è la totalità con cui ripropone il cuore del problema umano, è quella suprema domanda sul senso dell’esistere. Questa domanda, poi, nell'Amleto di Shakespeare non è posta in termini astratti o sfuggenti, ma è urlata dentro il rapporto tra padre e figlio che è luogo realistico, carnale e umano». Con questo nuovo spettacolo sale a quattro il numero delle rivisitazioni, degli assalti, degli “imbastardimenti, degli strozzamenti” come direbbe Testori, che ho tentato su e anche contro questo testo. Ho iniziato da un progetto site specific, nel 1997 per il Festival delle Colline Torinesi, in cui dentro un enorme fossato/tomba di 20 metri per 12, scavato all’interno di un grande chiostro del Settecento, alcuni caratteri dell’Amleto si rincorrevano attraverso una partitura dove movimento, musica e parola aspiravano alla medesima dignità. Nel secondo studio, Ophelia, operavo uno spiazzamento facendo di Ofelia il motore del racconto e dell’azione; per poi proseguire nel racconto dell’Amleto attraverso Hamlet X con un cast tutto al femminile. Amleto ha di suo una sensibilità femminile in un cuore di uomo. Ecco allora che le figure femminili diventano per Amleto specchi di se stesso, morbosamente attraenti, mentre subito scatta un senso di irrimediabile alterità nei confronti delle figure maschili. Il linguaggio di Amleto è il linguaggio del figlio contro i padri. Padri e figli: ecco la nuova partenza; anche se non è certo da un processo intellettuale che nasce l’impulso per affrontare nuovamente la figura di Amleto, ma da una sfida fisica e quasi carnale. In scena con me ci sarà un nucleo di giovani attori in gran parte diplomati in quest’ultimo  riennio della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, terza tappa del cantiere shakespeariano dopo Sogno e Lucrezia.

Giovedì 28 febbraio 2013

IL DIVORZIO

Di V. Alfieri

Fondazione TPE

Regia di Beppe Navello

 

Una pattuglia di dodici giovani formati nelle migliori scuole di recitazione italiane e nel laboratorio sul verso guidato da Beppe Navello nel 2011 e 2012, si confronta con una prova difficile: l’ultima commedia scritta da Vittorio Alfieri in endecasillabi sciolti tra il 1800 e il 1803, una divertita satira dei costumi privati e sociali italiani, già allora mal visti in Europa. Una produzione che, secondo lo stile della casa, cerca l’innovazione congiungendo passato, presente e futuro.

 

 

Martedì 5 marzo 2013

BOEING BOEING

Di M. Camoletti

Con Gianluca Guidi, Gianluca Ramazzotti, Ela Weber, Ariella Reggio, Barbara Snellenburg, Marjo Berasategui

Commedia in due atti di Marc Camoletti

Versione Italiana di Luca Barcellona e Francis Evans

 

 

Regia di Mark Schneider sulla regia originale di Matthew Warchus.

Allestimento scenico originale prodotto da Sonia Friedman LTD e vincitore del TONY AWARD 2008 come miglior revival anni 60'.

Il nuovo allestimento della commedia Boeing Boeing, di Marc Camoletti, ritorna dopo quarant'anni sui nostri palcoscenici come una delle commedie più divertenti e rappresentate nel mondo, entrata di diritto nel Guinness dei primati.

 

Lo spettacolo viene ora riproposto anche in Italia, dopo l'ultima grande produzione allestita nel 1966 da Lucio Ardenzi, con gli allora giovani Carlo Giuffrè, Vittorio Sanipoli, Marina Bonfigli e Valeria Fabrizi. Lo spettacolo ebbe un grande successo per tre stagioni consecutive. Questa volta, a distanza di quarant'anni, l'Associazione Culturale Artu' in coproduzione con Ente Teatro Cronaca sas diretta da Mico Galdieri, hanno deciso di riproporre lo spettacolo nella stessa edizione trionfatrice a Londra e Broadway, in accordo con la Sonia Friedman Ltd. Con un cast internazionale che vede in testa di serie il ritorno sulle scene di Gianluca Guidi in coppia per la prima volta con Gianluca Ramazzotti per dar vita ad un duo esplosivo di grande comicità, con la partecipazione della nota attrice teatrale Ariella Reggio, conosciuta dal pubblico italiano per la fiction “Tutti pazzi per Amore” dove interpreta il ruolo della zia. A cui si aggiungono tre splendide bellezze: Marjo Baratasegui, lanciata da Pieraccioni nel film 'Ti amo in tutte le lingue de mondo', nel ruolo della Hostess spagnola Gabriela, Ela Weber che darà lustro e divertimento alla hostess tedesca Greta e Barbara Snellenburg che interpreterà l’americana Gloria. Il tutto condito dalla regia di Mark Schneider che riprende la messa in scena scoppiettante e divertente di Matthew Warchus, in una rivisitazione dal vecchio sapore anni sessanta per una commedia che, come hanno dimostrato gli amici americani e londinesi, ha quarant'anni… ma non li dimostra.

 

Sabato 16 marzo 2013

LA COSCIENZA DI ZENO

Di I. Svevo

Versione di T. Kezich

Con Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi

Regia di Maurizio Scaparro

Scene di Lorenzo Cutuli

Costumi di Carla Ricotti

Musiche di Giancarlo Chiaramello

Regia di Maurizio Scaparro

 

La nuova produzione del Teatro Carcano porta in scena romanzo più maturo e originale di Italo Svevo. In esso si riassume l’esperienza umana di Zeno Cosini, il quale racconta la propria vita in modo così ironicamente disincantato e distaccato da far apparire l’esistenza tragica e comica insieme. Zeno ha maturato alcune convinzioni: la vita è lotta; l’inettitudine non è più un destino individuale, ma un fatto universale; la vita è una “malattia”; la nostra coscienza un gioco comico e assurdo di autoinganni più o meno consapevoli.

 

 Il romanzo possiede un’architettura particolare: l’autore abbandona il modulo ottocentesco del romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda e adotta l’espediente del memoriale, del diario, in cui la narrazione si svolge in prima persona e non presenta gli avvenimenti nella loro successione cronologica lineare, ma inseriti in un tempo tutto soggettivo che mescola piani e distanze. Il protagonista non è più una figura a tutto tondo, un carattere, ma è una coscienza che si costruisce attraverso il ricordo, ovvero di Zeno esiste solo ciò che egli intende ricostruire attraverso la propria coscienza. All’interno del memoriale, l’autobiografia appare un gigantesco tentativo di autogiustificazione da parte dell’inetto Zeno che vuole dimostrarsi innocente da ogni colpa nei rapporti con il padre, con la moglie, con l’amante e con il rivale Guido, anche se ad ogni pagina traspaiono i suoi impulsi reali, ostili ed aggressivi e a volte addirittura omicidi. Con La coscienza di Zeno, Svevo approfondisce la sua diagnosi della crisi dell’uomo contemporaneo che è tanto più grande quanto maggiore ne è l’autoconsapevolezza. I suoi personaggi, ridotti a subire la vita con sofferenza rassegnata ed insieme lucidamente consapevole, riflettono la problematicità dell’uomo del primo Novecento che, sotto apparenti certezze, avverte il vuoto, causa principale dell’inquietudine e dell’angoscia esistenziale. Per questo l’opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Pirandello, Joyce, Proust: essa testimonia il male dell’anima moderna.

 

Martedì 19 marzo 2013

VIER LETZE LIEDER (Le ultime quattro canzoni)

Compagnia Experimenta

Coreografie di Walter Cinquinella su musiche di Richard Strauss

 

 

Strauss nel 1946 vinse l'angoscia e si rimise al lavoro, con la disciplina di sempre. Ma lavorava per sé non più per il mondo. I suoi di quel tempo sono lavori strumentali di sapienza, grazia e trasparenza superiori. Al momento dell'addio il grande artista compie, con semplice solennità e con pathos profondo e discreto, un rito della memoria - della sua memoria di uomo e di musicista e della memoria di tutti gli uomini degni. L'espressione autobiografica, impulso produttivo dell'arte di Strauss, ora compiutamente si trasforma in solidale, fraterna commozione dei rimpianti, e delle speranze. Un tale dominio della bellezza pura e luminosa riscatta ogni dolore e riscatta la morte.

 

Ciò che è stato, dice commosso il poeta-musicista, è stato bene - e sarà bene per sempre. Ogni pensiero, ricordo, affetto, le voci della natura - tutto è trasfigurato in un raggiante incanto sonoro, che ha pochi, pochissimi confronti nella nostra musica. Chi ascolta e sa ricordare e commuoversi, è soggiogato da tale bellezza, da tale glorificazione del passato, perché essa è sobria, necessaria, definitiva. Sì che in essa il brivido della primavera, la malinconia dell'autunno, il tramonto, la notte, il presagio della morte, tutte le metafore esistenziali del sentimento romantico ci suonano oggi come una metafora assoluta della nostra civiltà. Walter Cinquinella affronta e sfida questo monumentale lavoro musicale cosciente del fatto che le Vier Letze Lieder sono considerate la quint'essenza della musica e mai prima d'ora coreografate.

 

Mercoledì 27 marzo 2013

MI SCAPPA DA RIDERE

Con Michelle Hunziker

Regia di Giampiero Solari

di Riccardo Cassini, Francesco Freyrie, Piero Guerrera, Michelle Hunziker e Giampiero Solari Coreografie di Bill Goodson Musiche di Leonardo De Amicis

Costumi Grazia Materia

Impianto scenico e luci Marcello Jazzetti

Regia video Cristina Redini

Abiti di scena di Michelle Elisabetta Franchi Celyn B.

Ideazione e realizzazione grafica SDB Stile di Bologna

 

 

Che cosa è la risata? Uno sfogo, una reazione nervosa del nostro organismo? Una forma di timidezza, un segnale di debolezza, un indice di positività? Per Michelle Hunziker, la risata è anche un modo di comunicare. E' una sua caratteristica che prorompe, nella vita reale come nel lavoro, non solo nei momenti giusti ma anche in quelli meno adatti, come situazioni drammatiche o malinconiche. La risata è il suo mantra, una formuletta magica, il bidibi bodibi bu che spalanca le porte del suo carattere e della sua comunicatività. Se esistesse una favola di Michelle Hunziker, comincerebbe certamente con una risata. Una risata così cristallina da scatenare un uragano, capace di trasportare lo spettatore in un mondo inatteso di aneddoti sorprendenti, dove nessuno - soprattutto lei - si prende mai sul serio. E da qui nasce “Mi scappa da ridere”, il primo spettacolo originale portato in scena da Michelle, prodotto da Ballandi Entertainment, in cui è lei stessa a raccontare la “sua favola”. La sua vita reale, la sua infanzia, la sue passioni, i suoi principi azzurri si fondono a fantasia, invenzione ed immaginazione. Ne nasce uno show scoppiettante dove Michelle si mette in gioco del tutto: in versione intimista, sexy, umoristica, invecchiata, ritoccata chirurgicamente e, come da inizio carriera... di schiena. E naturalmente anche cantante, ballerina e intrattenitrice. Un “One Woman Show” dal ritmo incalzante e dall'impianto visivo di grande fascino e novità, che lo rendono unico ed originale come l'artista intorno alla quale è stato costruito. Il supporto di mezzi tecnologici e visuali usati in modo narrativo ed interattivo, farà sì che Michelle sia accompagnata, ora dal vivo, ora in maniera creativo-virtuale, dal corpo di ballo, dall' orchestra, e da un intrigante personaggio critico e dissacratore, a metà fra il Grillo Parlante e lo Stregatto, impersonato “in differita” da Michele Foresta alias Mister Forest.

 

Sabato 13 aprile 2013

MR. FOREST SHOW

Con Mr. Forest

 

 

Michele Foresta detto mr. Forest interpreta un surreale ed incompetente mago che, unendo una vena comica di stampo cabarettistico all’abilità tipica dei prestigiatori, tenta in tutti i modi di attribuire un senso misterioso e arcano alle banalità del quotidiano.

 

Una sorta di show man inadeguato e disastroso che porta avanti il suo spettacolo addentrandosi in tutte le branche della magia, ipnotizzando banane e piranha, piegando servizi di posate, tentando impossibili evasioni emulando Houdini etc. Etc. Con un unico risultato certo:  ’esilarante fallimento. Sembra che gli stessi suoi attrezzi, dai più appropriati ai più assurdi, gli si rivoltino contro mettendolo sempre in grave imbarazzo. Un one man show dove oltre alle guest star immaginarie che non arriveranno mai, come la donna più vecchia del globo, che al suo posto vorrebbe mandare la mamma, o l’uomo dal tatuaggio così grande che un pezzo ha dovuto farlo tatuare sul figlio, ci sarà il suo fido scudiero l’eccelso maestro lele micò, pianista con sigaro toscano incorporato, capace di suonare dal vivo in Liguria mentre sta facendo all’amore in Lombardia. Negli empirici esperimenti non manca il coinvolgimento del pubblico e il limite da collaboratore a vittima è molto labile. Nello show non solo bizzarre e strampalate sperimentazioni al limite del disumano, ma anche riflessioni sul mondo alla deriva che ci circonda, che solo osservandolo attraverso la lente distorta della comicità si riesce a capire e accettare meglio.

 

Mercoledì 17 aprile 2013

IL FU MATTIA PASCAL

Di L Pirandello

Con Tato Russo

 

E con Francesco Acquaroli, Renato De Rienzo, Sara Falanga, Giulio Fotia, Marina Lorenzi, Adriana Ortolani, Antonio Rampino, Carmen Pommella, Francesco Ruotolo, Massimo Sorrentino scene di Tony Di Ronza

costumi di Giusi Giustino

musiche di Alessio Vlad

uno spettacolo di Tato Russo

 

“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de' miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:- Io mi chiamo Mattia Pascal.”

Ma cosa corrisponde a un semplice nome proprio? È questa la domanda alla quale intende rispondere il protagonista del romanzo di Pirandello che così inizia il suo viaggio attraverso i vari modi d’apparire di se stesso a se stesso e agli altri, il viaggio tra gli intrighi di una vita moltiplicata forse all’infinito che ci impedisce tra convenzioni e compromessi di capire chi siamo veramente. Alla ricerca dell’ ES, dell’altra parte di sé, o della propria vera identità. Morire per vivere una vita diversa. Ritrovare attraverso mille morti la propria unica ragione d’esistere. Scoprire la propria vera identità al di là delle convenzioni che ci hanno formato. Insomma viaggiare a ritroso dei sé o dei risultati di sé abbandonando la scorza delle apparenze per tentare una scoperta definitiva del proprio io. Questo il viaggio di Mattia Pascal, nell’abisso della contraddizione tra essere e apparire. La riduzione in commedia tralascia la tecnica della narrazione propria del romanzo e trasferisce ad una dimensione teatrale il racconto. Insomma liberandosi dalla pesantezza d’una proposta troppo vincolata alla struttura letteraria Tato Russo fa propria la materia del testo per riscriverla in commedia nello stesso linguaggio drammaturgico che sarebbe stato di Pirandello nello sforzo palese e riuscito di una costruzione per il teatro, alla maniera insomma che immaginariamente avrebbe operata lo stesso autore del romanzo nel momento in cui avesse scelto di trasferirla in commedia. Il romanzo sembra così recuperato e acquisito al repertorio delle commedie del Nostro in modo definitivo. Mattia Pascal è Tato Russo nel doppio ruolo di Mattia Pascal e di Adriano Meis, ma anche gli altri personaggi che concorrono alla sua vicenda si rincorrono nella storia, interpretata così dagli stessi attori in identità e personaggi diversi, quasi a scegliere di non chiarire affatto, nello spettro delle rassomiglianze, la distinzione tra i vari aspetti della realtà. Mattia e i suoi coinquilini della storia muoiono tutti per rincontrarsi identici nella storia di Adriano Meis e rivivere poi in quella nuova di Pascal.

 

Domenica 21 aprile 2013 (pomeridiana ore 16)

AL CAVALLINO BIANCO

Compagnia di Operette Alfafolies

Musiche di Ralph Benatzky e Robert Stolz

Libretto di Hans Muller e Erick Charrell

Coro “Carmine Casciano” Balletto Alfaballett

Scene e costumi della Compagnia

Regia di Augusto Grilli

 

Siamo in Austria, sul lago di S. Wolfgang nel Salzkammergut, dove è situato l'Hotel Al Cavallino Bianco. Il primo cameriere dell'Hotel, Leopoldo, ama la bella proprietaria Josepha, che però non lo degna di uno sguardo perché invaghita dall'avvocato italiano Giorgio Bellati. All'Hotel arrivano Pesamenole, ricco industriale, e sua figlia Ottilia. Leopoldo intuisce che fra Ottilia e Bellati potrebbe sbocciare un amore e così, per allontanare Bellati dalle premure della signora Josepha, organizza un incontro vis-à-vis fra i due, ma Josepha, infuriata lo licenzia. Leopoldo parte disperato. Intanto Cogoli, che ha una causa giudiziaria in corso con Pesamenole, manda al Cavallino Bianco suo figlio Sigismondo con la speranza che si innamori di Ottilia, in modo da concludere la questione con un matrimonio. Sigismondo però si invaghisce invece di Claretta, una ragazza che ha buffi difetti di pronuncia e che non è certo ricca. Lei e il padre, il professor Hinzelmann, possono permettersi un piccolo viaggio solo ogni tre anni. Nel bel mezzo di queste tresche amorose arriva l'Arciduca e Leopoldo riesce ad ottenere che sosti per una notte al Cavallino Bianco. Josepha per ringraziarlo, lo riassume. Sono proprio le parole dell’Arciduca che condurranno alla lieta conclusione della vicenda: "non bisogna cercare la felicità lontano quando la si ha a portata di mano".

 

Sabato 4 maggio 2013

LA SERVA PADRONA

The New Arca Ensemble

Intermezzo buffo per musica in due atti di G. B. Pergolesi

Libretto di Gennaro Antonio Federico

 

Evento realizzato grazie al contributo di Piemonte in Musica, Piemontedalvivo e Regione

Piemonte Personaggi e interpreti

Uberto, basso – Alessandro Corbelli

Serpina, soprano – Linda Campanella

Vespone, servo di Uberto, mimo – Tommaso Rotella

Regia, Tommaso Massimo Rotella

Sonia Franzese, direttore

 

 

Un ricco e attempato signore di nome Uberto ha al suo servizio la giovane e furba Serpina che, con il suo carattere prepotente, approfitta della bontà del suo padrone. Uberto, per darle una lezione, le dice di voler prendere moglie: Serpina gli chiede di sposarla, ma lui, anche se è molto interessato, rifiuta. Per farlo ingelosire Serpina gli dice di aver trovato marito, un certo capitan Tempesta, che realtà è il servo Vespone che ha il ruolo di mimo, travestito da soldato e chiede a Uberto una dote di 4000 scudi. Per non pagare una cifra così alta Uberto sposa Serpina, la quale da serva diventa finalmente padrona. “La serva padrona” è un celebre intermezzo buffo per musica in due atti di Giovan Battista Pergolesi, composta su libretto di Gennaro Antonio Federico. L’operina destina a divenire una delle più celebri composizioni dell’epoca, fu rappresenta la prima volta al Teatro San Bartolomeo di Napoli il 28 agosto 1733, quale intermezzo all'opera seria “ Il prigionier superbo “ dello stesso Pergolesi, destinata però a non raggiungere mai la fama de “La Serva padrona”. Lo stesso libretto fu ripreso da Giovanni Paisiello per l'omonima opera buffa. I drammatici maremoti che colpirono la città di Napoli alla fine del 1732 portarono alla sospensione delle celebrazioni del carnevale nella città partenopea per il 1733 e la stagione dei teatri, che proprio in quel periodo presentava i più ricchi allestimenti, fu cancellata in ossequio al lutto. Per poter mettere in scena il suo nuovo lavoro teatrale, “Il Prigionier Superbo”, Pergolesi fu costretto ad attendere la fine dell'estate: quel 28 agosto 1733, genetliaco dell’imperatrice Maria Cristina. Il successo arrise subito e per più repliche, ma il merito di tanto entusiasmo rimase legato all’intermezzo buffo per musica in due atti, “La serva padrona”, appunto, che si affermò e conquistò i teatri italiani ed europei. Si tratta infatti di una composizione di carattere allegro e scanzonato e non priva di malizia, composta in maniera libera e senza tenere conto dei formalismi musicali dell'epoca. Un’operina che rappresenta situazioni e personaggi caricaturali ma realistici, vicini a quelli della tradizionale commedia dell'arte. Proprio la rappresentazione di questa breve opera a Parigi nel 1752 scatenò una disputa, nota come la Querelle des bouffons, fra i sostenitori dell'opera tradizionale francese, incarnata dallo stile di Jean-Baptiste Lully e Jean-Philippe Rameau, e i sostenitori della nuova opera buffa italiana fra cui alcuni enciclopedisti (in particolare Jean Jacques Rousseau, anch'egli compositore). La disputa divise la comunità musicale francese e la stessa corte (con la regina che si schierò a fianco degli "italiani"), per due anni, e portò ad una rapida evoluzione del gusto musicale del paese transalpino verso modelli meno schematici e più moderni.

 

Giovedì 9 maggio 2013

OBLIVION SHOW 2.O: IL SUSSIDIARIO

Oblivion

Regia di Gioele Dix

 

Gli Oblivion sono: Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli

Disegno Luci: Raffaele Perin (A.I.L.D. )

In collaborazione con: Claudio Tappi

Musiche: Lorenzo Scuda

Testi: Davide Calabrese e Lorenzo Scuda

Audio: Giuseppe Pellicciari (Mordente Music Service)

Service Luci: Octavius Corporation

Operatori Luci: Claudio Tappi e Giovanni Marzi

Macchinista : Carlo Signorini

Costumi: Malguion

Realizzazione scene: Dante Ferrari

 

Gli Oblivion sono cinque miracolati dalla banda larga, i cinque punti del governo del cantare, i cinque gradi di separazione fra Tito Schipa e Fabri Fibra. Si incontrano nel 2003 a Bologna e iniziano subito a condividere la passione per una serie di maestri eccellenti come il Quartetto Cetra, Rodolfo de Angelis, Giorgio Gaber, i Monty Phython fino a creare un loro stile originale che mescola modernità e tradizione, vintage e attualità. Trascorrono sette anni intensi spesi nel teatro di rivista e nei musical, poi nel 2009 diventano notissimi al grande pubblico grazie al clip caricato su YouTube “I Promessi Sposi in 10 minuti”, geniale micro-musical visto ad oggi da oltre due milioni di utenti. Nasce “Oblivion Show” che debutta al Teatro Franco Parenti nel giugno del 2009 e subito ottiene grandi riscontri da parte del pubblico, della stampa e degli addetti ai lavori. Da quel momento gli Oblivion iniziano un lungo tour teatrale in co-produzione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia-Giulia. La tv “orizzontale” di Internet spinge subito il teatro ad accogliere nel modo migliore il loro spettacolo, grazie anche alla divertita ma rigorosa regia di Gioele Dix : due stagioni di tour e oltre 200 repliche nei più importanti teatri e città italiane. Il teatro chiama poi la tv e gli Oblivion debuttano sul piccolo schermo a “Parla con me” di Serena Dandini Segue poi l’invito come ospiti fissi a Zelig nel 2011. Migliaia di studenti impazziscono per le parodie culturali degli Oblivion diventate ormai parte del gergo giovanile ( I promessi sposi in dieci minuti, appunto, ma anche Shakespeare in 6 minuti, Dante , Pinocchio….): nascono così le manzoniane “lectio dementialis” nelle scuole italiane e un libro con dvd ( I promessi esplosi, Pendragon 2011) tra il didattico e il comico. Tutte esperienze che confluiscono nel richiestissimo show didattico “I Promessi Esplosi”. Nel maggio 2011 regalano alla rete un micro-kolossal pubblicando, sempre su YouTube, “Obliviatar -Avatar in sei minuti”, realizzato in grafica 3d con la collaborazione di Video Italia per la regia di Michele Ferrari. Nel 2011 debutta il nuovo show teatrale “Oblivion Show 2.0 - Il Sussidiario” sempre con la regia di Gioele Dix e la co-produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia-Giulia. Una nuova avventura che solo nel primo anno di vita ha toccato più di quaranta città italiane e che ora si prepara ad “invadere” anche Asti.

 

Venerdì 24 maggio 2013

TOSCA

Orchestra Sinfonica di Asti

 

Evento realizzato grazie al contributo di Piemonte in Musica, Piemontedalvivo e Regione

Piemonte L’Orchestra Sinfonica di Asti, in collaborazione con il Comune di Asti e gli istituti scolastici astigiani ad indirizzo professionale (Liceo Artistico, Istituto Tecnico Industriale) e l’accademia “Con Stile” di Raffaele Giugliano, propone la celeberrima opera pucciniana, mossa dall’intenzione di presentare un evento capace di coinvolgere pubblico e maestranze eterogenee, Il cast di cantanti sarà formato da giovani vincitori di concorsi lirici internazionali.

La parte orchestrale sarà affidata alla Sinfonica di Asti, che opera sul territorio da più di otto anni, coinvolgendo musicisti e artisti locali ottenendo da stampa e pubblico critiche positive e grande partecipazione.

 

 

Per informazioni: Biglietteria Teatro Alfieri

0141.399057 - 399040

Assessore alla Cultura: Massimo Cotto

Direzione artistica: Mario Nosengo

Direttore Teatro: Gianluigi Porro

Direzione organizzativa: Comune di Asti - Teatro Alfieri

Ufficio stampa: Alexander Macinante

320.7916810 [email protected]

www.comune.asti.it/teatro

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