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SI CORRE IL PALIO DI ASTI DOMENICA 15 SETTEMBRE
notizia pubblicata in data : mercoledì, 11 settembre 2013

Dopo molto impegno, tanta passione e altrettanti affanni uno soltanto potrà stringere tra le mani il drappo cremisino con le insegne della città e l’immagine del Santo Patrono. Per tutti la grande Festa incomincia già il fine settimana precedente con la presentazione dell’anteprima del corteo, poi il Palio degli sbandieratori, il variopinto mercatino, il venerdì e il sabato le prove in pista per saggiare le forze in campo, in un crescendo da cardiopalma. Ma per capire il Palio è necessario esserci, calarsi nella Festa, magari seguendo direttamente le vicende di uno dei ventuno partecipanti: dagli sguardi dei borghigiani, che hanno lavorato un anno intero, si capirà davvero che cosa significa la passione viscerale, l’attaccamento fortissimo ai colori, l’irrefrenabile voglia di vincere, l’incontenibile gioia della vittoria, l’amarezza della sconfitta.


 

Programma del Palio

Domenica 15 settembre 2013



 ore 10 - presso le Parrocchie cittadine: cerimonia della benedizione del cavallo e del fantino.

ore 11 - Piazza San Secondo: esibizione degli sbandieratori dell'A.S.T.A.

ore 12 - Piazza San Secondo - Municipio: iscrizione ufficiale di fantini e cavalli.

ore 14.00 - Piazza Cattedrale: avvio del Corteo Storico con la partecipazione di milleduecento figuranti in costume medievale. Il primo a sfilare è il vincitore dell'anno precedente, seguono gli altri borghi classificati. L'ordine dei successivi è stabilito dalla sorte.
Il corteo è aperto dal Gruppo del Capitano del Palio e rappresenta momenti di vita medievale.

 

Percorso del Corteo Storico:
Piazza Cattedrale, Via Caracciolo, Piazza Cairoli, Corso Alfieri, Via Gobetti, Piazza San Secondo, Via Garibaldi, Via Gardini, Piazza Alfieri.

 

Il corteo storico


 

L’elemento che più affascina i numerosi visitatori che assistono al Palio è il corteo storico composto da oltre milleduecento personaggi in costume medievale. L’accuratezza delle rievocazioni storiche verificate da un’apposita commissione di esperti, il pregio dei costumi e la maestria delle sartorie di borgo nel riprodurre fedelmente le fogge degli abiti traendole da affreschi e dipinti d’epoca, fanno del corteo uno spettacolo davvero unico. I quadri viventi che compongono la sfilata rappresentano fatti realmente accaduti della storia astese: si vedranno dunque sfilare nobili e popolani, armigeri e alto clero, dame e cavalieri che per un giorno torneranno ad abitare la città raccontando la vita quotidiana di più di sette secoli


1. San Martino San Rocco (vincitore edizione 2012)
Colori: bianco e verde
Rettore: Franca Sattanino

Nella parte sud occidentale della città si stende il Rione San Martino San Rocco che occupa, per tre quarti, quello che fu il centro antico di Asti dove avevano i loro palazzi le nobili famiglie astigiane dei Roero, Pelletta, Malabayla, Catena; di quest’ultimo casato è ancora possibile ammirare il palazzo che alterna – come nella maggior parte dei monumenti astigiani – il cotto e il tufo a ricordare i colori di Asti, il bianco e il rosso.
San Martino San Rocco ha vinto il Palio nel 1984, nel 1985 e nel 2012.

Una storica vittoria
Il Rione San Martino San Rocco intende ricordare con una festosa parata la storica vittoria conseguita nella precedente edizione della corsa che “secondo consuetudini antiche, da lungo tempo in uso”, si svolge ogni anno in nome di San Secondo, protettore e patrono della città di Asti. Borghigiani d’ogni stirpe accompagnano a piedi il vessillo e ciascuno esibisce nelle vesti e nelle acconciature il bianco e il verde, colori del rione: il primo è simbolo di luce, purezza e perfezione, il secondo prefigura il risveglio della natura e quindi rappresenta la speranza e l’immortalità. Segue il carro della Vittoria, su cui viene portato in trionfo l’ambito premio, il Palio, detto anche “bravio”, secondo un’antica denominazione citata in un documento risalente alla metà del XV secolo, in cui si fa riferimento alle somme spese dal governo orleanese per la corsa: ai mercanti astigiani De Lupis vennero pagate 345 lire per l’acquisto di quaranta palmi di velluto celeste per due “bravii” o palii, di cui uno offerto alla chiesa di San Secondo della città di Asti e l’altro attribuito “al cavallo migliore e più veloce nella corsa”. Il documento riporta altre voci di spesa: per l’acquisto di un raso e mezzo di tela blu, per dipingere sui drappi le insegne del duca Carlo d’Orléans, signore di Asti; per l’oro e l’argento posto su quattro insegne di tela e su tre di carta dipinta. Ancora, per due lance, tre mazzi di corde, un bastone con bottoni per i “bravii” e un gallo che “per antica consuetudine viene dato al cavallo che arriva secondo nella corsa”. Infine si pagano tre paia di guanti per i trombettieri, una borsa e gli speroni per i paggi o cavalieri.
Nel corteo si distinguono alcuni membri delle famiglie nobili del rione, appartenenti a diverse consorterie, le cui residenze costituiscono il cuore di questa parte della città: hanno abbandonato la tradizionale compostezza che si addice al loro lignaggio e partecipano con viva allegria alla baldoriagenerale. L’entusiasmo e l’esultanza del momento danno vita ad un movimentato corteo, in cui ciascuno è libero di inventare il proprio ruolo, al di fuori di ogni schema precostituito. La festa si concluderà con l’offerta del drappo ai santi patroni, San Martino e San Rocco, nelle rispettive chiese, addobbate con sfarzo di broccati e profusione di fiori, ove si svolgeranno solenni cerimonie di ringraziamento.

San Martino San Rocco ha vinto il Palio nel 1984 e nel 1985.


2. Torretta
Colori: bianco, rosso e blu
Rettore: Giovanni Spandonaro

Il Borgo - si trova alle porte della città, a occidente. La sua denominazione ricorda la antica torre del borgo che era utilizzata per vigilare la frequentatissima strada per Torino. Dal 1578 al 1801 fu attivo il Convento dei Cappuccini di cui rimane il ricordo nell’omonima località situata ai limiti del Borgo. Alla ripresa del Palio ha corso sotto la denominazione Torretta-Santa Caterina fino alla separazione, avvenuta nel 1969; dal 1970 il Borgo corre autonomamente con la denominazione Torretta – Nostra Signora di Lourdes. Ha vinto il primo Palio nel 1976 ,poi, nel 2004 .

Donne alla riscossa: il “Livre de la Cité des Dames” di Christine de Pizan
Il Livre de la Cité des Dames scritto da Christine de Pizan tra il 1404 ed il 1405, è sicuramente uno dei testi più importanti della letteratura medievale e costituisce una pietra miliare nel lungo percorso dell’emancipazione femminile. In esso si dimostra per la prima volta che uomini e donne posseggono le stesse capacità intellettuali : solo l’educazione li differenzia e costringe le donne a posizioni subalterne. Christine de Pizan è considerata la prima scrittrice europea “professionale”, in grado di vivere del proprio lavoro: le sue grandi capacità le avevano fatto ottenere l’appoggio e la committenza di Luigi d’Orléans, fratello del re di Francia e signore di Asti. Nel libro l’afflitta Christine, stanca e sfiduciata per l’accanimento misogino dei suoi contemporanei, riceve la visita di tre dame misteriose, che si presentano con i nomi di Ragione, Rettitudine e Giustizia. Costoro la confortano, la consolano e la invitano alla riscossa. Le tre dame accompagneranno Christine nella costruzione di una nuova città-fortezza, che diventerà un luogo di rifugio per le donne virtuose di ogni epoca e condizione sociale e che “non sarà mai distrutta né decadrà”, resistendo nei secoli agli attacchi di quegli uomini definiti da Ragione come i suoi invidiosi nemici.
Dama Ragione, per prima cosa, indicherà a Christine il sito destinato ad accogliere il nuovo insediamento, la fertile pianura chiamata “Campo delle Lettere”. Poi la guiderà nel costruirne le fondamenta, invitando le donne a munirsi di zappe per rimuove dalla terra le pietre nere e grossolane del pregiudizio e dell’ignoranza. In seguito dama Rettitudine si occuperà di costruire i templi e i palazzi della città, utilizzando marmi nitidi e splendenti portati dalle più grandi ed esemplari figure femminili del passato. A questo punto dama Giustizia provvederà al popolamento della nuova città, riunendovi tutte quelle donne che si devono definire “dame” non per i nobili natali, ma per l’altezza dello spirito, degli ideali e delle capacità: un elevato numero di sante, eroine, poetesse, scienziate e regine, delle quali Christine illustra virtù ed imprese, proponendole come esempio dell'enorme e indispensabile potenziale creativo che le donne sono in grado di offrire alla società. Tra queste, figura anche Valentina Visconti, moglie del duca Luigi d’Orléans e Signora di Asti e della patria Astese.


3. Baldichieri
Colori: argento, azzurro e oro

Rettore: Massimo Bonino

Baldichieri, centro agricolo di antica tradizione situato sulla strada Romana a 10 km a ovest di Asti, è già menzionato in un manoscritto del 969 con il nome di “Mons Baldecherii”. Nel settecento durante la guerra di secessione spagnola, fu gravemente danneggiato il castello di cui rimangono alcuni resti.
Non si e’ ancora aggiudicato il Drappo.

Le sacre rappresentazioni: la visione medievale della lotta tra il bene e il male. Angeli, Demoni e Apocalisse nell’immaginario popolare.
Nell’immaginario medioevale si incrociavano rivelazioni e visioni, spesso risultato dell’incrocio tra credenze religiose e pratiche magiche. In particolare l’Apocalisse di Giovanni fornì un cospicuo repertorio di immagini utilizzate per indurre il fedele a pentirsi dei propri peccati, in vista di una imminente fine del mondo. Nell’iconografia venivano sovente raffigurati i quattro cavalieri dell’Apocalisse (bianco, rosso, nero, verde) che appaiono dopo l’apertura dei primi quattro sigilli da parte dell’Agnello, Gesù Cristo. Il cavaliere bianco simboleggia l’Anticristo, quello rosso la guerra, il cavaliere nero la carestia e quello verde rappresenta la morte, ed è apportatore di peste, epidemie e contagi. Se l’Apocalisse è una visione terrificante che descrive la Chiesa in lotta contro Satana, il lato luminoso dell’immaginario medievale è costituito dagli angeli, protettori e difensori degli esseri umani, che ne invocano l’aiuto. Agli angeli si contrappongono i demoni, rappresentati in diversi atteggiamenti: tentano i Santi con sussurri insidiosi, assumono sembianze capaci di suggestionare lo spirito umano, suscitano gli affetti sia durante il sonno sia nella veglia, eccitano il corpo, inducendolo ad amori illeciti. Possono essere soggiogati solo dai Santi, che impongono loro di lasciare libero l’uomo e li imprigionano negli abissi della terra.
Presenti nelle prediche, che infiammavano gli animi dei fedeli specie durante la Quaresima, visioni apocalittiche, angeli e demoni sono motivi ricorrenti sia negli affreschi sia nelle sculture che decorano le chiese romaniche astigiane, dall’abbazia di Vezzolano a San Secondo in Cortazzone.
Il Comune di Baldichieri intende rievocare la visione della lotta tra bene e male, angeli e demoni, ben presente anche nell’immaginario degli abitanti del contado astese.


4. Moncalvo
Colori: bianco e rosso
Rettore: Filippo Raimondo

Importante centro monferrino, Moncalvo dista 20 km da Asti ed è noto per la sua indiscussa tradizione enogastronomica e per essere stato capitale del Marchesato di Monferrato. Ricco di storia, le cui vestigia si possono ammirare ancora oggi – Chiesa di San Francesco, bastioni, Chiesa della Madonna ha, tra l’altro, dato i natali a Rosa Vercellana (la Bela Rusin) moglie morganatica di Vittorio Emanuele II.
Moncalvo ha vinto il Palio nel 1988, nel 1989, nel 1994 e nel 1995.

Un territorio senza capitale: la corte itinerante dei Monferrato
Moncalvo fu uno dei centri principali del Marchesato del Monferrato ed il suo castello, sede di Corte, costituiva uno dei più grandi complessi fortificati del Piemonte. Quella dei Marchesi del Monferrato fu a lungo una Corte itinerante; anche se questa caratteristica andò attenuandosi con l’affermarsi della dinastia Paleologa, i Marchesi erano soliti, per mantenere un più efficace controllo del territorio, muoversi sistematicamente all’interno dei loro possedimenti , tra Valenza, Moncalvo, Pontestura, Montiglio e Asti, allorché nel XIV secolo, la città fu per breve periodo soggetta ai Paleologi di Monferrato.
La necessità di spostarsi frequentemente - e nello stesso tempo di mantenere uno stile di vita adatto al rango - si rifletteva sulla tipologia dei manufatti e degli arredi delle dimore marchionali; questi, infatti, dovevano unire al lusso la caratteristica di poter essere trasportati con facilità.
Particolarmente adatto a questo scopo fu l’arazzo, accessorio d’arredo ,che vide un’ampia diffusione a partire dalla metà del XIV secolo e che assolveva anche alla funzione di difendere gli ambienti dal freddo. Non mancavano poi nel “corredo da viaggio” dei Marchesi e della loro Corte, oltre a manufatti di uso quotidiano, anche libri, strumenti astrologici, tappeti e, per le necessità dell’anima, reliquie ed oggetti sacri.
Nel periodo di permanenza dei Marchesi, ogni castello del territorio doveva trasformarsi velocemente in un ambiente lussuoso ed accogliente, ove ospitare la Corte e ricevere personalità di alto lignaggio.


5. Santa Maria Nuova
Colori: rosa e azzurro
Rettore: Marco Gonella

Borgo cittadino tra i più antichi, deve il suo nome alla chiesa omonima che risale, probabilmente, all’anno mille.
All’interno della chiesa si può ammirare la pala d’altare di Gandolfino da Roreto “Madonna col bambino e coi santi” risalente al 1496 .
Sino alla prima metà del XIV secolo il borgo sorgeva fuori le mura e ne fu incluso nel 1342, quando Luchino Visconti, Signore di Asti, fece costruire la cerchia interna delle mura.
Santa Maria Nuova ha vinto il Palio nel 1972, nel 2000, nel 2005, nel 2006 e nel 2009.

L' arte della falconeria
La caccia con i rapaci è di origini antichissime e viene fatta risalire agli Egizi. Nel medioevo la praticò con grande passione Federico II di Svevia che, avvalendosi anche del consiglio di valenti falconieri arabi, dedicò ad essa il trattato De arte venandi cum avibus. La falconeria, che richiedeva l’impiego di cavalli e cani e si svolgeva su aree molto estese, coinvolgendo un numero elevato di aiutanti, era una vera disciplina di élite riservata esclusivamente ai sovrani e all’aristocrazia.
Di questa pratica, diffusa presso tutte le corti medievali, ad Asti resta testimonianza nel pavimento musivo della Cattedrale, cha data al XII secolo; la falconeria è citata nella Divina Commedia, nel Decamerone, nei racconti del Novellino e nella Cronica di Giovanni Villani; intorno al 1290 anche Marco Polo la descrive alla corte di Kublai Kan. Abili falconieri erano i Cavalieri Ospitalieri; ed anche le donne potevano praticarla. Prova del prestigio di questa pratica è l’istituzione alla corte di Francia della figura del Gran Falconiere: Luigi d'Orléans, signore della contea di Asti e in seguito re di Francia con il nome di Luigi XII, elesse a questa carica Olivier Sallard, signore di Burron. Suo compito, oltre all'organizzazione ed alla gestione dell'allevamento dei rapaci, era scegliere e acquistare i volatili, che nel XV secolo potevano raggiungere anche il valore di 20 scudi d'oro.
Nel Quattrocento si prediligeva la caccia a volo alto con i falchi pellegrini soprattutto per la cattura di altri volatili. Il falconiere durante la caccia teneva il rapace sul pugno protetto da robusti guanti in cuoio. Falchi, falconi, aquile e gufi vengono portati incappucciati da uno chaperon, un apposito cappuccio che li isola da stimoli visivi durante l'acclimatamento o l'addestramento. Robuste strisce di cuoio avvolgono le zampe dei rapaci appena sopra i rostri. Spesso, alle zampe sono legati anche un campanellino segnaletico e una striscia colorata identificativa.



6. San Lazzaro
Colori: giallo e verde
Rettore: Carlo Biamino

Il Borgo è situato nella zona est della città oltre porta S. Pietro, dove già dal 952 d.C. era presente un Lazzaretto. Il Borgo prende il nome, i colori e lo stemma da”San Lazzaro dei mendicanti e degli appestati”. Il suo motto è “A temp e leu” (A tempo opportuno).
San Lazzaro ha vinto il Palio nel 1987, nel 1991 , nel 1999, nel 2001 e nel 2008.

Le “masche” nel medioevo astigiano: fattucchiere e fate
Masca è un termine piemontese molto diffuso nell’Astigiano derivato dal longobardo “maska”, che indicava l’anima di un morto, era prevalentemente utilizzato per indicare streghe e fattucchiere. Con questa valenza è già utilizzato nell’editto di Rotari nell’anno 643 e nel XII secolo da Gervasio da Tilbury.
Nella tradizione medioevale piemontese le Masche erano donne apparentemente normali, ma dotate di facoltà sovrannaturali tramandate da madre in figlia. Avevano il potere della trasformazione in animali considerati negativi come gatti (perseguitati insieme alle padrone), capre, pecore e bisce. Venivano incolpate di eventi naturali infausti come le grandinate (masche tempestarie) e disgrazie, quali sparizioni di bambini e malattie. Numerose le leggende sui metodi dell’ammascamento degli uomini, sedotti dalle grazie di queste donne che potevano cambiare aspetto. Nella nostra tradizione frequentavano la chiesa e ricevevano i sacramenti come tutte le altre donne della comunità, ma poi durante la notte compivano magie e sortilegi grazie a formule e incantesimi contenuti nel Libro del Comando.
Di indole raramente malvagia, ma sempre capricciosa, dispettosa e vendicativa, le Masche potevano anche operare il bene come guaritrici e protettrici.
Queste “Masche buone” nell’iconografia tradizionale appaiono molto simili alle fate: di sovraumana bellezza, vestono lunghi abiti variopinti e venivano identificate con gli animali tradizionalmente docili (colombe, farfalle, cervi). Erano invocate per la protezione e la guarigione di bambini, uomini ed animali. Amate o temute da nobili e popolani, venivano contrastate con pozioni alla malva, tenute a distanza dai filati delle vergini e da amuleti religiosi e profani come croci, sacchetti di sale e ferri di cavallo arroventati oppure propiziate con rami fioriti.
Mentre questo aspetto solare delle Masche, pur tramandato dalla tradizione, non è attestato nelle fonti astigiane, il timore per il lato oscuro del sovrannaturale è documentato dagli Statuti: il Codice Catenato al Cap. capitolo CVII (“Exterminandam de civitatis Astensis posse et districtu diabolicam affatturariorum et affatturariarum operationem et doctrinam”) condanna fattucchiere, streghe e maghi, che, scoperti, erano puniti con la tortura e il rogo.

Il Borgo San Lazzaro intende rievocare queste figure che rappresentavano il lato magico e fiabesco della donna medioevale e i numerosi rimedi che la popolazione utilizzava per esorcizzarle o evocarle.


7. San Secondo
Colori: bianco e rosso
Rettore: Andrea Marchisio

Il Rione San Secondo, comunemente detto “del Santo” è il borgo del Santo patrono. Situato nel cuore della città, comprende, tra l’altro, Piazza Alfieri, sede della corsa.
La Collegiata di San Secondo (sec. XIII) ha sede nel Rione, e conserva, nella cripta, una preziosa urna d’argento che custodisce le spoglie mortali del Santo nel cui nome si corre il Palio.
Su piazza San Secondo si affacciano i più importanti palazzi della Città, da Palazzo Civico, di gusto settecentesco su preesistenze medievali, a Palazzo degli Antichi tribunali in cui si amministrava la giustizia.
San Secondo ha vinto il Palio nel 1982 , nel 2000, edizione del Giubileo e nel 2007.

Beatrice contessa di Provenza e l’alleanza con gli Astesi
Nell’anno 1263, Carlo I d’Angiò allora Conte di Provenza mirava a impadronirsi del Regno di Sicilia, spinto a ciò anche da papa Urbano IV. Radunato un gran numero di cavalieri, grazie al sostegno economico del Pontefice, si diresse a Roma per ottenere l’investitura regia; mentre Carlo viaggiò via mare con 20 galee, il grosso dei suoi cavalieri lo seguì via terra e, transitando per il Piemonte, sostò ad Asti.
Con i cavalieri del futuro Re viaggiava Beatrice ,contessa di Provenza, giovane e bella moglie di Carlo, al quale nel 1246 aveva portato in dote la Contea di Provenza ereditata dal padre Raimondo Berengario IV. Arrivando ad Asti, sia Beatrice sia le dame che si erano offerte di accompagnarla a Roma per rendere omaggio al Re, furono accolte con omaggi ed eleganti discorsi. Lungo le vie di Asti si affollarono spettatori entusiasti per assistere al passaggio del corteo formato dai cavalieri, dalla Contessa e dal suo grazioso seguito di dame e damigelle, elegantemente abbigliate con vesti di velluto, broccati e damasco su cui campeggiavano ricchi ornamenti di pietre preziose.
Il Dottore in leggi Nicola dei Dusii indirizzò un elegante discorso di benvenuto a e alla sua partenza, la Contessa di Provenza fu salutata da Baldovino Malabalia, che la ringraziò per la cortesia usata nei confronti degli Astigiani , nel procurar loro l’amicizia di Carlo. Beatrice, prima di allontanarsi, volle stringere alleanza con la Città di Asti.


8. San Marzanotto
Colori: blu e oro
Rettore: Felice Sismondo

San Marzanotto, borgo arroccato sulle colline a sud della città, al di là del Tanaro, è l’antico “Sanctum Marcianum de Rocha Sclavina”, ricordato dal cronista astigiano Ogerio Alfieri tra la più antiche località che costituivano il territorio del Comune di Asti nel secolo XII.
Fuori dall’odierno abitato, su una collina che si affaccia sulla valle del Tanaro, sorge, a testimonianza dell’epoca medievale, il castello di Belangero, antico feudo della nobile famiglia Asinari.
San Marzanotto non ha ancora al suo attivo alcuna vittoria.

Dai conventi alle botteghe: l’arte della miniatura, del ricamo e dell’arazzo
Le comunità religiose femminili, particolarmente numerose anche ad Asti, fin dall’alto Medioevo offrivano alle donne un ambiente favorevole per esprimere le loro doti artistiche. Nei conventi infatti le religiose, oltre che ricoprire il ruolo di amministratrici e insegnanti, erano impiegate come bibliotecarie, scribe ed amanuensi.
Sono noti alcuni manoscritti copiati da donne che si erano ritirate nei monasteri e trasfondevano nella miniatura quelle capacità che per ragioni sociali non potevano manifestare nella pittura su tavola e ancor meno nell’affresco.
Particolarmente importanti furono, a partire dal X secolo, i ricami di indumenti liturgici che venivano eseguiti con colori vivaci, impreziositi da smalti, perle, gemme lucenti su uno sfondo intessuto d’oro e di seta. Altrettanto diffusa era la tessitura di arazzi e stoffe.
A partire dall’XI secolo fecero la loro comparsa anche ricamatrici professioniste non legate ai monasteri. Dalla fine del Duecento crebbe la domanda di beni di lusso e si andarono formando centri di produzione di manufatti di notevolissimo pregio. Nacquero botteghe, veri e propri atelier,dove il maestro era affiancato da numerose maestranze che non di rado eseguivano i lavori su disegno di pittori.
Oltre alla fortissima richiesta di paramenti e vesti liturgiche ricamate da parte degli ecclesiastici di alto rango, si diffuse la moda di abiti ed ornamenti ricamati per le grandi occasioni, soprattutto per i matrimoni nobiliari; anche i ceti più modesti non si facevano mancare, quando era possibile, almeno un vestito ricamato.

Il gusto per il ricamo non si rivolgeva soltanto agli addobbi liturgici o agli abiti principeschi, ma a tutto ciò che poteva essere ornato: dalle borse alle cinture, ai tessuti d’arredamento e soprattutto ai “completi da camera”, a partire dal “capocielo”, e all’insieme di tendaggi posti a protezione del letto, che addobbavano lussuosamente con tessuti di seta e d’oro e con arazzi le camere di dimore signorili e principesche, dispiegandosi in abbondanti drappeggi coordinati con le coperte ed i cuscini.


9. San Pietro
Colori: rosso e verde

Rettore: Loredana Beltrame

Il Borgo si colloca a est su una antica area suburbana, poco fuori la antica porta di Santa Maria Nuova.
L’elemento indubbiamente più importante del Borgo è il pregevole complesso di San Pietro in Consavia che comprende il Battistero, già chiesa del Santo Sepolcro, la chiesa quattrocentesca e la casa dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, attuale sede del Civico Museo Archeologico e della sala egizia.
San Pietro ha vinto il Palio nel 1968, nel 1969, nel 1973 e nel 1983.

Lo zodiaco e le influenze delle armonie cosmiche sull’ uomo e sull’ universo.
I simboli zodiacali del fastoso cornicione di Palazzo Catena, costituito da formelle in cotto simulanti archetti trilobi, restano a testimoniare, unicum nel panorama decorativo astigiano, come anche nella nostra città , nel basso Medioevo, fosse diffusa la convinzione dell’influenza degli astri sulla vita e sulle attività degli uomini, sugli elementi e sulle stagioni; la conoscenza delle armonie stellari era, inoltre, considerata determinante per comprendere i caratteri psico-fisici delle persone e i loro stati d’animo.
Sulla base della coincidenza tra il numero degli Apostoli e quello dei segni zodiacali, questi ultimi furono interpretati in senso cristiano così che, divenuti simboli della fede, vennero raffigurati attorno alla figura del Cristo (Signore del cosmo e del tempo), mentre la produzione di calendari illustrava la loro sequenza stagionale.
L’uomo diventava così un microcosmo a immagine e somiglianza del macrocosmo divino, gli astri in base alle disposizioni zodiacali potevano influenzare il corpo e la mente e l’astrologia si affermò come forma di conoscenza capace di dare spiegazione alla vita, alla psiche e all’anima, utile a comprendere la verità del reale e a divinare il destino.
Una certa confusione tra astrologia e astronomia assimilava – quanto meno a livello popolare – la figura dell’astrologo a quella dell’astronomo: l’astrologo compilava le “effemeridi”, tavole che riportavano le posizioni dei pianeti giorno per giorno, stabilendone così gli influssi, mentre la cosiddetta “astrologia giudiziaria” aveva compiti di divinazione. L’astronomo invece, utilizzando l’astrolabio, localizzava e calcolava la posizione dei corpi celesti.
Presente presso le corti, non esclusa quella papale, l’astrologo spesso esercitava un’influenza determinante in scelte politiche e decisioni operative. In secoli in cui la scienza si andava lentamente e faticosamente affrancando dalle pratiche magico-esoteriche era facile lasciarsi sedurre dal fascino di conoscenze occulte: come testimonia la vicenda Fra Filippo di Revigliasco, cavaliere gerosolimitano, che dapprima si occupò di astrologia, negromanzia e scienze alchemiche, mentre in seguito ricusò totalmente questi interessi per morire in fama di santità.


10. Santa Caterina
Colori: rosso e celeste

Rettore: Nicoletta Sozio

Il nome del Rione deriva dalla pregevole chiesa parrocchiale (sec. XVIII) dedicata a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto. Adiacente alla chiesa si ammira la torre rossa o di San Secondo che nella parte inferiore conserva la struttura di porta palatina della cinta muraria di epoca romana. Il primo Palio e’ stato vinto nel 1970. Ha poi nuovamente vinto nel 2003.

La mazzochiaia e l’arte di esaltare la vanità femminile nell’acconciare i capelli
“Una testa per il giorno, una per la notte, una per le feste civili, una per le cerimonie religiose, una per stare in casa, una per uscire e una per gli estranei…”
Così scriveva Stefano di Bordone, inquisitore domenicano del XIII secolo, condannando la civetteria femminile che, in ogni tempo della storia e in ogni luogo della terra, si è espressa con il vezzo di acconciare i capelli, creare copricapi di fogge e dimensioni diverse e ricercare ornamenti per il capo allo scopo di esaltare la bellezza.
Nel XV secolo l’arte di adornare il capo assume la valenza di un vero e proprio codice comunicativo che esprime il ceto di nascita e, per la donna, anche lo stato civile, rendendo manifesta la sua dipendenza da un padre, da un fidanzato o da un marito.
Anche le nobildonne astigiane, si adornano con copricapi confezionati con tessuti preziosi, reti gemmate e veli impalpabili dalle trame dorate. Si usano ghirlande di fiori freschi, di piume, di velluto per rifinire un’acconciatura, reticelle d’oro e innumerevoli fili di perle per raccogliere graziosamente folte chiome. Ne dà testimonianza Gugliemo Ventura, descrivendo le donne dei Guttuari all’apice della potenza della famiglia: “ belle furono le loro mogli … le loro teste erano coperte di preziosissimi gioielli”.
La capigliatura deve essere sempre e comunque “ben acconciata”: nessuna donna per bene può permettersi di uscire di casa né di presentarsi in pubblico con i capelli sciolti sulle spalle, fatta eccezione per le bambine.
Questa grande attenzione all’estetica del capello dà origine, verso la fine del Medioevo, ad una professione – sia femminile, la mazzocchiaia, sia maschile, il maestro a far mazzocchi (dalla denominazione di una imbottitura da nascondere e fissare tra i capelli per aumentarne il volume) – che molto successo avrebbe riscosso nei secoli a venire fino ai giorni nostri.
Il corteo rosso celeste propone figure femminili che, diverse per censo ed età, sfoggiano acconciature, curate dalle mani esperte della mazzochiaia, che esaltano la loro bellezza e vanità …



11. Cattedrale
Colori: bianco e azzurro

Rettore: Francesco Peraino

Il Rione cittadino della Cattedrale prende il nome dalla splendida fabbrica gotica che si erge in tutto il suo magico splendore nell’antico centro storico. Il Duomo, che risale al XIV secolo, rappresentava, nel medioevo, il fulcro della vita astese: nella attigua piazza si svolgeva il mercato più importante della città e da quella stessa piazza, ancora oggi, prende avvio il corteo storico del Palio.
La Cattedrale ha vinto il Palio nel 1977.

La famiglia Alfieri Tra origini leggendarie e avvenimenti storici
Nel secentesco Compendio Historiale della città di Asti di Guidantonio Malabaila si narra come, durante la difesa di Roma contro i Goti, l'astese Arricino Moneta riuscisse a recuperare l’insegna romana dell’Aquila, caduta in mani nemiche. Per questo eroico gesto egli avrebbe ottenuto l’appellativo di Alfiere e il diritto di fregiarsi dell’insegna dell’Aquila.
E’ tradizione che Arricino Moneta, mitico capostipite degli Alfieri - che da quel remoto evento avrebbero tratto nome e insegna -, sia raffigurato in una lapide all’interno della Cattedrale: questa mostra un uomo a cavallo di un destriero, sulla cui gualdrappa sono raffigurati due scudi con il simbolo dell'aquila imperiale.
Gli Alfieri, una delle principali famiglie della nobiltà astigiana, devono la loro ascesa sociale al prestito su pegno, esercitato nelle cosiddette ‘casane’, ed al commercio. Il raggio di azione delle attività economiche di questa famiglia fu molto vasto: nel Duecento gli Alfieri operano con grande successo in Borgogna, in Savoia a Friburgo e nei Paesi Bassi ove si dedicano al commercio, ma soprattutto alle attività creditizie. Contestualmente altri membri curano gli interessi di famiglia nel territorio astigiano, annoverando tra la propria clientela istituzioni di primo piano quali il Capitolo della Cattedrale di Asti.
Alla famiglia Alfieri, sempre presente nella vita pubblica astigiana, appartennero personaggi di rilievo nella politica cittadina del basso medioevo: basti citare Guglielmo Alfieri, credendario, sapiente e ambasciatore, Ogerio Alfieri responsabile dell'archivio comunale e redattore della famosa Cronica, Bertramino Alfieri, uno dei 14 savi che approvarono lo statuto della società dei Militi: numerosi furono i magistrati, gli uomini d’arme, gli ambasciatori.
Il corteo del rione Cattedrale ha come protagonista questa ricca e nobile famiglia che ha contribuito a rendere grande Asti nel medioevo.


12. Don Bosco
Colori: giallo e blu

Rettore: Maddalena Spessa

Borgo di recente costituzione, si trova nella zona nord di Asti ed è caratterizzato da ampie aree destinate a verde pubblico oltre ad essere la zona residenziale della città, in cui sorge anche il nuovissimo nosocomio. La chiesa, costruita nel 1962, è dedicata a Don Bosco figura di educatore e sacerdote di origine astigiana, la cui opera ha, di gran lunga, valicato i confini cittadini. Originariamente il Borgo Don Bosco ha partecipato al Palio con l’attiguo Borgo Viatosto aggiudicandosi il Drappo nel 1967, 1971, 1980. Dopo la separazione da Viatosto ha ancora vinto nel 1996.

Nove eroine per l'immaginario medievale
Se nel 1312 Jacques de Longuyon, nel suo Voeux du paon, elaborò per la prima volta il ciclo dei “Nove Prodi” per celebrare le virtù e gli ideali del mondo cavalleresco, nel 1373 il parigino Jehan Le Fèvre ne definì l’esatto contraltare femminile, destinato ad avere un’enorme fortuna sia in campo letterario sia in quello delle arti figurative. In un periodo di dominante misoginia, scrisse il Livre de Lëesce per dimostrare come le donne siano più audaci, coraggiose e virtuose degli uomini. Ispirandosi a romanzi antichi e al De claris mulieribus di Giovanni Boccaccio, ad imitazione speculare dei “Nove prodi” compilò un catalogo di nove eroine leggendarie che rappresentavano una visione cortese e cavalleresca della mitologia e della storia antica. Tale catalogo fu prontamente ripreso da Eustache Deschamps, da Christine de Pizan e da Tommaso di Saluzzo, diventando fonte d’ispirazione per straordinari capolavori nell’ambito della cultura artistica del Gotico internazionale. Ad esempio, già nel 1396 Luigi d’Orléans signore di Asti commissionava il ciclo delle Nove Eroine per il salone del castello di Pierrefonds, e nel 1399 fece realizzare statue monumentali di analogo soggetto per decorare la facciata del castello di La Ferté-Milon. Se il ciclo dei Nove Prodi rappresentò l’apoteosi dell’ideologia cavalleresca, quello delle Nove Eroine tentò di arginarne la crisi culturale. Alla fine del Trecento la cavalleria, ormai decaduta dal suo ruolo militare, vide messi in discussione anche i suoi ideali ‘maschilisti’ e reagì al declino rifugiandosi nella fantasia e nel sogno, con una fuga dalla realtà a cui le donne furono invitate a partecipare da protagoniste e non più da semplici gregarie. Il ciclo prevedeva nove regine: Semiramide sovrana di Babilonia, indomabile guerriera e inventrice dei giardini pensili; Tamaris, regina dei Massageti, che sconfisse e uccise in battaglia Ciro re dei Persiani; Teuca, regina degli Illiri, che morì lottando contro i romani per preservare la libertà del suo popolo; Deifila, moglie del re di Argo che sconfisse la potente Tebe. Ad esse si aggiungono le inquietanti figure delle cinque regine delle Amazzoni: Sinope, Ippolita che combatté contro Ercole, Antiope amante di Teseo, Lampeto e Pentesilea alleata dei Troiani contro i Greci e morta per mano di Achille.


13. Canelli
Colori: bianco e azzurro
Rettore: Gian Carlo Benedetti

Canelli, centro spumantiero noto a livello internazionale, si trova a 30 km a sud di Asti. Il paese, dominato dall’imponente mole del castello Gancia, ha il suo fulcro nella produzione vinicola di alta qualità dovuta, sopratuttto, a terreni particolarmente vocati per la coltivazione del vitigno moscato, “padre” del rinomato Asti Spumante.
Canelli ha vinto il Palio nel 1974.

Gli Scarampi signori di Canelli
La famiglia degli Scarampi è una delle più antiche del patriziato astese.
Esercitò un’intensa attività creditizia della quale si avvalsero i conti sabaudi dal 1297 al 1381 ; ricevette, inoltre, privilegi commerciali dai Re di Francia e di Navarra che considerarono gli Scarampi “burgenses” e non “stranieri”. Rimasero tuttavia legati alla proprietà fondiaria e furono destinatari di investiture di feudi, da parte sia del Comune o dei Signori di Asti, sia del Marchese del Monferrato, sia dei Savoia.
Dal 1329 feudatari di Vinchio, Montaldo e Mombercelli, più tardi furono investiti di Cortemilia, Canale, Olmo, Roccaverano, Bubbio, San Giorgio, Monastero, Cairo, Proney, fregiandosi anche del titolo di marchesi.
Nel 1462 agli Scarampi è assegnato in feudo dal Duca Carlo d’Orléans, discendente dei Visconti-Orléans, Signore di Asti, “Villa et locum et posse Canellarum Patriae Astensis” (città, territorio e possedimenti di Canelli d’Asti).
Vivo, forte ed interessante sarà il legame culturale del Duca, alta espressione della poesia rinascimentale francese, e della corte orléanese, con esponenti femminili degli Scarampi.
La nobile famiglia eccelleva, dunque, non solo sul piano commerciale, ma anche per sensibilità culturale. Fin dal XIII secolo, inoltre, fu molto attiva nella vita politica: Guglielmo fu Podestà di Genova nel 1264, Filippo fu sostenitore acceso del ghibellinismo in Asti all’inizio del Trecento, Francesca Maria, contessa di Canelli, sarà tesoriera e successivamente (1610) governatrice di Asti, agendo con diplomazia e determinazione in coerenza con il motto araldico della famiglia: “ Modus et ordo” (capacità e ordine).
Il Comune di Canelli rievoca l’omaggio di benvenuto ai nuovi feudatari preceduti nel corteo dalle chiavi della Città e dalla bolla di dedizione e seguiti dal popolo che offre i prodotti del proprio lavoro, con doviziosi omaggi.
Secondo il rituale, i doni simbolici agli Scarampi seguono, nella presentazione offertoriale, un ordine propiziatorio: il pane ed il sale dell’ospitalità, le pregiate uve delle colline, il bianco vino apprezzato alla corte di Francia, cesti di prodotti dell’orto, tessuti e ricami con le insegne. Il tutto come augurio di buon governo e di prosperità per il popolo.


14. Montechiaro
Colori: bianco e celeste

Rettore: Gianmarco Rebaudengo

Il Comune di Montechiaro, situato a 15 km da Asti in posizione collinare, conserva un pregevole centro storico medievale, con resti di fortificazioni. Poco fuori dall’abitato, su di un poggio,si erge la Chiesa romanica di San Nazario, gemma del romanico, risalente, probabilmente, al XII secolo.
Il Comune di Montechiaro ha vinto il Palio nel 1981.

1381: Patti tra Montechiaro e Gian Galeazzo Visconti
Il 24 aprile 1381 ad Asti nel palazzo dei Troya, sede del capitano Gaspardo de Ubaldinis vennero stipulati patti e convenzioni tra il comune di Montechiaro e il plenipotenziario di Gian Galeazzo Visconti signore di Asti, Jacopo Dal Verme.
Tali patti, fortemente connotati in senso anti-astigiano, erano articolati in 29 capitoli che prevedevano, tra l’altro, l’amnistia per i banniti – i destinatari di un provvedimento di esclusione dalla comunità – e significative agevolazioni fiscali. Agli abitanti di Montechiaro fu concesso, inoltre, di rivedere il proprio catasto, di solvere fodro et talea dicto comuni Monteclaro, cioè di trattenere gli introiti fiscali anziché corrisponderli agli Astigiani, in chiara contrapposizione con quanto prescritto degli Statuti di Asti; agli ufficiali sia viscontei , sia astigiani fu vietato di imporre pedaggi ai mercanti che si fossero recati a Montechiaro in occasione della fiera.
Il corteo storico bianco-celeste vuole rappresentare alcuni dei personaggi citati nel documento: Jacopo Dal Verme delegato da Gian Galeazzo Visconti, il capitano Gaspardo de Ubaldinis, il podestà di Montechiaro, i referendari, i rappresentanti del comune di Montechiaro che trattarono con il plenipotenziario visconteo, i banniti, il notaio, le dame e infine i portacolori.


15. Viatosto
Colori: bianco e azzurro

Rettore: Roberto Boero

Il Borgo Viatosto – anticamente detto Ripa Rupta – si trova all’estremo nord della città, su un colle, graziosamente raccolto intorno alla chiesetta della Madonna di Viatosto, intatto, pregevole esempio di romanico.
Dal sagrato della chiesa si può godere il singolare panorama della città di Asti.
Viatosto, insieme con Don Bosco, ha vinto il Palio nel 1967, 1971 e 1980. Dal 1982 Don Bosco e Viatosto hanno costituito due Rioni distinti.

San Giorgio a Viatosto: la traccia indelebile di una leggenda
Nel Medioevo la leggenda del soldato vincitore del drago, nata al tempo delle Crociate (probabilmente influenzata dalla falsa interpretazione di un'immagine dell'imperatore cristiano Costantino, rinvenuta a Costantinopoli, in cui il sovrano è raffigurato nell’atto di schiacciare un enorme drago, simbolo del «nemico del genere umano»), contribuì al diffondersi del culto di San Giorgio. Rapidamente egli divenne un santo tra i più venerati in ogni parte del mondo cristiano.
Tra gli affreschi presenti all’interno della Chiesa di Viatosto – toponimo che, secondo l’ipotesi formulata nel XIX secolo dallo storico Incisa deriverebbe dalla miracolosa cessazione, in Asti, della peste degli anni Quaranta del Trecento – è rappresentato, nella lunetta di sinistra del presbiterio, San Giorgio che uccide il drago (1380-1390), raffigurazione coerente con il fatto , San Giorgio era invocato, tra l’altro, contro la peste.
Nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine si narra che un tempo, presso una città chiamata Selem, in Libia, in un grande stagno, trovasse rifugio un drago, il quale, avvicinandosi alla città, uccideva tutte le persone che incontrava, costringendo gli abitanti ad offrirgli sacrifici umani per placarlo.
Il cavaliere Giorgio, saputo che anche la principessa di quel luogo era stata condannata al sacrificio, promise di evitarle quella terribile morte e le disse di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago, che prese a seguirla fin dentro la città. Giorgio così si rivolse agli abitanti: «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono, il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città.
San Giorgio in lotta contro il drago, simbolo dell’eterna contesa tra bene e male, incarnò per secoli gli ideali del mondo cavalleresco.
Il Borgo Viatosto raffigura il trionfo del cavaliere dopo l’uccisione del drago, il cui corpo viene trasportato fuori dalla città.


16. Tanaro Trincere Torrazzo
Colori: bianco e azzurro
Rettore: Roberto Rubba

Il vasto Borgo Tanaro si stende a sud della città e prende il nome dal Fiume Tanaro che lambisce Asti a meridione . Borgo popolare per eccellenza, era abitato in particolare da barcaioli, pescatori, lavandaie e ortolani che traevano il loro sostentamento dal fiume.
La fertile piana del Tanaro ha sempre dato pregiati frutti ed ancora oggi è fiorente la produzione orticola in serra.
Tanaro ha vinto nel 1990, nel 2002 e nel 2010.

Bandiere per il Duca d’Orléans
L’8 aprile 1387 Luigi di Valois, fratello del re di Francia e duca di Turenna (dal 1392 duca d’Orléans), riceveva formalmente la signoria sulla città di Asti e su tutta la Patria Astese, come dote della futura sposa Valentina Visconti. Già nel maggio dello stesso anno l’apparato amministrativo di quella che è nota ancora oggi come “signoria orleanese” si instaurava con grande rapidità nel territorio astigiano, sovrapponendosi senza significative modifiche alla struttura comunale, della quale conservava le magistrature , limitandosi a subordinarle all’autorità di un governatore francese. Con altrettanta celerità fu intrapresa una notevole serie di campagne edilizie e decorative atte ad imporre e celebrare la nuova signoria anche sul piano visivo ed emblematico secondo la prassi diffusa nelle corti dell’epoca. Assai interessante, ad esempio, è la realizzazione di un buon numero di bandiere che avevano il compito di affermare la nuova identità statale. Nel novembre 1387 il pittore Giovanni Imperato, già impegnato in precedenza in altri apparati decorativi, riceveva la considerevole somma di 19 lire astesi per la pittura di dodici bandiere militari “…pro exercito nostro” : su sei di queste campeggiava l’arma gigliata del duca Luigi, sulle altre sei il Biscione della sua consorte Valentina Visconti. Assai più impegnativa e costosa, nel marzo successivo, fu la realizzazione di tre grandi vessilli con lo stemma ducale “…per il palazzo del nostro signor duca, in cui abita il signor governatore”. Grazie alle minuziose registrazioni della tesoreria ducale, sappiamo che le tre bandiere richiesero ben 42 braccia di tessuto di zendale misto a seta; dallo speziale Antonio Bellone furono acquistati l’oro battuto in foglia, la polvere d’oro, la gomma arabica e gli altri materiali; infine il maestro ricamatore Cristoforo de Alemania si occupò della faticosa realizzazione. Il palazzo del duca si estendeva un tempo ai piedi della torre Troiana e le bandiere con ogni probabilità erano destinate a garrire sulla torre stessa, su un’altra gemella poi scomparsa e sulla principale porta d’ingresso. Oltre alle bandiere ricostruite secondo le indicazioni dei documenti, sfilano in corteo gli artefici che le realizzarono e vengono messi in mostra i materiali impiegati.


17. Castell’Alfero
Colori: azzurro, bianco e oro

Rettore: Alessandro Filippa

Ammesso alla corsa per la prima volta nel 1989, Castell’Alfero, situato a 12 km da Asti in posizione collinare, è rinomato per la produzione vinicola e per il castello dalle linee settecentesche già appartenuto ai Conti Amico, ora sede del Comune.
Nota, ai più, la frazione Callianetto che, secondo la tradizione, avrebbe dato i natali alla popolare maschera piemontese “Gianduia”.
Castell’Alfero ha vinto il Palio nel 1997 e nel 1998.

Un importante incontro sul “Ponte della Rotta”
Nel 1305 moriva Giovanni I, Marchese del Monferrato, dopo aver designato come suo erede Teodoro, figlio di sua sorella Violante e dell’imperatore bizantino Andronico I Paleologo. Teodoro, giunto a Genova da Costantinopoli, sposò Argentina, figlia di Opicino Spinola, e si trasferì a Casale. Erano tempi difficili per il marchesato: molti possedimenti erano stati occupati dal Marchese di Saluzzo e anche il Principe Filippo d’Acaja - da poco divenuto Capitano del Comune di Asti - non nascondeva le sue mire sulle terre aleramiche. Teodoro decise di ristabilire innanzitutto rapporti di alleanza con gli Astesi e incontrò una loro delegazione, capeggiata proprio da Filippo d’Acaja, sul ponte della Rotta, presso Grixano, nella vallata tra Portacomaro e Castell’Alfero, terra di confine tra Asti e il Monferrato. Il Principe d’Acaja diede ampie rassicurazioni a Teodoro, anche se - tornato ad Asti - tentò di convincere il Podestà e il Collegio dei Savi a non stipulare alcuna alleanza con il Marchese. Ma gli Astesi furono di diverso avviso e decisero di mantenere l’impegno preso con Teodoro.
Il corteo di Castell’Alfero ricorda lo storico incontro, avvenuto nel giorno di San Michele (29 settembre) del 1306. Sfileranno il gruppo degli alfieri, scorta d’onore per rendere omaggio ai due personaggi, la delegazione astese che accompagna il Principe d’Acaja quella monferrina al seguito di Teodoro e, infine, preceduti dal vessillo di Castell’Alfero, i notabili castellalferesi e i popolani accorsi per assistere all’evento.


18.San Silvestro
Colori: oro e argento
Rettore: Maria Teresa Perosino

Il Rione San Silvestro si trova nel cuore della città nei pressi della Torre Troyana o dell’Orologio. La chiesa da cui prende il nome e i colori fu consacrata nel 1096 da Papa Urbano II.
La figura storica a cui si ispira il Rione è quella di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo Visconti, signore di Asti e di Milano.
San Silvestro ha vinto un solo Palio, quello a cui è stata abbinata la Lotteria nazionale, nel 1992.

Recinto dei Nobili: aristocrazia, artigianato e commercio in Porta San Gaudenzio

“Le belle mura nuove” citate da Ogerio Alfieri a fine Duecento, pochi decenni più tardi sono insufficienti a contenere la crescita di Asti, che ha necessità di provvedere all’ampliamento murario difensivo prima con gli angioini e quindi dal 1342 con Luchino Visconti. Alla fine del XIV secolo la città, tornata viscontea con Gian Galeazzo, viene da costui concessa come dote alla figlia Valentina sposa di Luigi di Valois, fratello di Carlo VI re di Francia: i nuovi signori subito si impegnano nel rilanciare l'economia cittadina ,sia attenuando gli oneri fiscali e le servitù militari, sia migliorando l’urbanistica. Così il commercio rifiorisce: la cinta muraria ormai raddoppiata divide la città in quattro quartieri, due nel "Recinto dei Nobili" (prima cerchia di mura) e due nel "Recinto dei Borghigiani" (seconda cerchia). Ogni quartiere è tripartito: tre Porte nel Recinto dei Nobili, tre Borghi in quello dei Borghigiani; Porte e Borghi sono retti da due Rettori minuti (o Anziani o Consoli) e da un Capitano militare. Ogni Porta – così come ogni Borgo – è suddivisa in quattro Contrade, ciascuna in grado di armare una Bandiera (milizia popolare di venticinque uomini con propria insegna).
Il quartiere di Porta San Gaudenzio e San Michele (composto dall’estensione di San Silvestro- San Gaudenzio, da parte di San Giovanni della Fontana e di San Sisto e dall’estensione di San Michele- San Maurizio, e da un tratto di Sant'Ilario e di Sant'Aniano) appartiene al grande quartiere detto degli "Alborum" (‘dei Bianchi’ dal colore del vessillo di battaglia), definito anche deversus Castrum (verso il Castello). La residenza dei vertici cittadini nel quartiere di Porta San Gaudenzio richiama importanti famiglie che hanno interesse a stabilirsi vicine ai palazzi “del potere”: Alfieri, Asinari, Guttuari, Malabaila, Pelletta, Solaro, Isnardi.
La presenza di un nucleo di famiglie affini e facoltose offre largo spazio ad una frenetica attività mercatale e, tra caseforti e torri dei maggiorenti, compaiono laboratori, osterie, orti, lavanderie, botteghe, officine, in una piccola società operosa. Nella vita e nell’economia di quartiere, l’artigianato ed il commercio diventano i motori trainanti: si acquistano strumenti e materie prime necessarie alla produzione, si lavora in ‘bottega’ con ‘garzoni’, si vende direttamente al cliente, in un circuito virtuoso fra lavoro manuale, proprietà dei mezzi di produzione e reimpiego produttivo dei ricavi derivanti dalla vendita. Per il Rione San Silvestro, accanto ai maggiorenti sfilano le eccellenze professionali che ancora oggi rendono lustro all’economia ed alle arti astigiane.


19. San Paolo
Colori: rosso e oro

Rettore: Silvano Ghia

Il Rione San Paolo, situato al limite meridionale del centro storico, è sicuramente uno dei più estesi ed uno dei più antichi. Già nel 1292 si trova traccia della chiesa di San Paolo che, secondo gli storici, era stata eretta presso il muro di cinta.
L’attuale chiesa di San Paolo, da cui prende il nome il Rione, è stata costruita intorno al 1790 in stile corinzio e custodisce, tra l’altro, il Palio che il Rione ha vinto nel 1975, settecentesimo anniversario della corsa. San Paolo ha poi vinto nel 1978, ne 1979 e nel 1993.

Enrico VII di Lussemburgo concede privilegi al Comune di Asti nel Convento di San Francesco.
Un documento del Codex Astensis riporta i nomi degli autorevoli personaggi che il giorno 8 dicembre 1310 furono testimoni in Asti, presso il convento di San Francesco nel Rione San Paolo, alla pubblica lettura dell'importante privilegio con cui l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo rendeva popolo e Comune di Asti pienamente liberi di disporre dei diritti e della giurisdizione tradizionalmente spettanti alla città. Erano presenti in tale occasione vescovi, principi e baroni fra cui Guido vescovo di Asti, Filippo principe d’Acaja, lo stesso imperatore Enrico VII, Amedeo V conte di Savoia, Andrea Garetti dottore in legge, i nobili astesi Domenico Pelletta, Antonio Solaro e Corrado Malabaila. In detta adunanza Nicola Bonsignore di Siena, primo Vicario dell'imperatore, proclamò ad alta voce che “l'imperatore …approvava e ratificava i privilegi, le immunità, le franchigie, le donazioni, le concessioni, gli usi, le consuetudini concessi dai suoi predecessori e ugualmente donava e concedeva i diritti, la giurisdizione, il mero e misto impero, le terre, i villaggi, gli uomini e i vassalli, le fedeltà e gli omaggi dei castelli, le fortezze che il Comune e i cittadini possedevano in Asti e nel suo territorio”.
Nel corteo storico del Palio di Asti 2013 il rione San Paolo interpreta tale avvenimento svoltosi nella cornice del prestigioso convento astigiano di San Francesco. Sfilano la moglie dell'imperatore Margherita di Brabante - la quale secondo il cronista astese del tempo Guglielmo Ventura “erat laudabilis, cattolica et elemosinaria inter ceteras mulieres” (si distingueva tra le altre le donne per essere ammirevole, religiosa, caritatevole) -; sua sorella Maria di Brabante, sposa di Amedeo V di Savoia, e Isabella di Villehardouin, consorte di Filippo d’Acaja; fanno ala intorno a loro le dame delle due famiglie astesi rivali, i Solaro e i De Castello, riappacificate per opera dello stesso Enrico VII.


20. Nizza
Colori: giallo e rosso

Rettore: Pier Paolo Verri

Nizza Monferrato, anticamente detta “Nizza della paglia” perché, secondo la tradizione, nella fretta di costruire il borgo, gli abitanti coprirono i tetti con la paglia anziché con i coppi, dista 29 km da Asti ed è centro agricolo e vitivinicolo di notevole importanza. Ricco di vestigia del passato – Palazzo Crova e Palazzo Civico con torre merlata – Nizza ha vinto il Palio nel 1986.

La peste – castigo di Dio
La diffusione di malattie infettive rappresentò una costante in tutto il medioevo. La situazione sanitaria dei centri abitati e l’assenza di fognature certamente facilitavano lo sviluppo di grandi epidemie, così come la vita famigliare in condizioni igieniche personali precarie, in spazi abitativi circoscritti, con una notevole promiscuità tra persone ed animali. Topi e roditori in genere erano diffusi nelle vie e nelle abitazioni.
Ma la “peste nera”, che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1353, fu un’autentica pandemia e non risparmiò né Nizza della Paglia, né i borghi che la circondavano. Il male si manifestava con barcollamenti, convulsioni, emorragie, tremori, lividi e bubboni ; i pochi medici non conoscevano alcun rimedio, anzi preferivano essi stessi sfuggire ai rischi del contagio . La medicina del tempo non andava oltre le fumigazioni con erbe aromatiche o l’eliminazione dal corpo dell’humus negativo attraverso la pratica del salasso. Gli uomini, le donne, i bambini morivano in pochi giorni e gli stessi famigliari abbandonavano gli ammalati per il terrore di essere contagiati. Davanti a tanta impotenza e smarrimento prese corpo l’idea che la pestilenza fosse un “castigo di Dio”, una punizione divina per la dilagante corruzione di costumi che caratterizzava l’Europa del ‘300. Si formarono le prime compagnie dei flagellanti e si diffusero pratiche devozionali che si manifestavano in preghiere continue, in processioni e nella devozione assoluta a santi come San Rocco, ancora oggi presente nella nostra tradizione contadina. Divenne consuetudine quasi ossessiva, per il ceto agiato, il testamento, che consentiva di destinare alla Chiesa ingenti patrimoni. Si alimentò, in mancanza di conoscenze scientifiche in merito alle cause reali di questa epidemia, la caccia al “diverso”: ne fecero miseramente le spese streghe ed ebrei.
Come sempre dopo ogni momento di smarrimento, anche dopo la terribile “peste nera” tornò il sereno sulla nostra Città e sulla nostra gente. Avviliti e decimati nella popolazione e nelle risorse, i nicesi trovarono nel loro orgoglio e nel loro entusiasmo la voglia di costruire una nuova vita, mentre la gioventù cresceva dopo la tragedia grazie alla tempra e alla tenacia di chi era sopravvissuto ha saputo.


21. San Damiano
Colori: rosso e blu
Rettore: Davide Migliasso

Situato a 15 km da Asti, il Comune di San Damiano è centro agricolo di primaria importanza, soprattutto per la produzione frutticola e vinicola.
Fondato nel 1275, nello stesso anno in cui ad Asti si consolidava la tradizione del Palio, conserva la storica pianta rettangolare ed una medioevale torre cilindrica.
Il Comune di San Damiano ha vinto il Palio nel 2011

Medioevo alla rovescia: la festa dei folli
Nel basso medioevo la Festa dei Folli, conosciuta anche come Asinaria festa o festum stultorum, si svolgeva nel corso dei dodici giorni che intercorrevano tra il Natale e l’Epifania: in quel periodo, riservato all’esaltazione del mondo alla rovescia, gli ultimi nella scala sociale prendevano provvisoriamente il posto delle autorità costituite.
Il rifiuto delle regole e la contestazione dell’ordine sociale culminavano in cortei sfrenati, danze, banchetti, doni e festeggiamenti, viatico di salute, ricchezze e felicità per il nuovo anno; spesso i gruppi festanti si snodavano per le vie o sui sagrati delle chiese o delle cattedrali, guidati dai diaconi e da alcuni membri del basso clero.
Gli Statuti di Asti, a differenza di altre città italiane, non prevedono norme o divieti volti a limitare gli eccessi dei festeggiamenti durante le adunate dei folli. Ma anche se mancano attestazioni per il periodo medievale, feste sregolate, collegate da un lato alle falloforie del mondo romano, dall’altro al Carnevale, di certo non mancarono nel nostro territorio.
La Chiesa tentò invano di estirpare queste pratiche, condannando l’uso delle maschere, ritenute “diaboliche mistificatrici” del volto dell’uomo, creato secondo la Bibbia a immagine e somiglianza di Dio.
Le uniche maschere permesse dalla censura ecclesiastica raffiguravano il diavolo (monito per i peccatori) o le allegorie dei mesi, delle stagioni, delle arti e dello scorrere della vita.
Personificazione della follia era il giullare (joculator) musico, giocoliere, cantore, acrobata o buffone. Egli svolgeva prevalentemente la sua attività nelle piazze o per le contrade, ma spesso si esibiva in occasione di eventi e conviti al cospetto di nobili e borghesi, in cambio di denaro e ospitalità; presso le corti si soleva celebrare la festa dei folli con banchetti e doni rituali, scambiandosi una corona, una sfera o un anello d’oro, per propiziare l’anno incipiente.
Il corteo rosso blu rievoca questo colorato evento rappresentando i riti e i personaggi della festa.




ore 16 - Piazza Alfieri: Corsa del Palio con cavalli montati “a pelo” (senza sella); tre batterie da sette cavalli, finale da nove.

ore 17 - Esibizione degli sbandieratori.

ore 18 - Finale ed assegnazione del Palio.

… e i giorni prima

 

 

Sabato 14 Settembre 2013
Dalle ore 9 alle 24 : Piazza San Secondo - ultimo giorno del Mercatino del Palio, con oggetti artigianali dedicati al Palio
-Dalle ore 14.45 : Via Gobetti, Piazza San Secondo,Piazza Alfieri - Sfilata dei bambini
-Dalle ore 16.00 – Piazza Alfieri: Prove generali della vigilia con cavalli montati a pelo. Ingresso gratuito
-Dalle ore 20.30: cene propiziatorie nei vari rioni e borghi
Venerdì 13 Settembre 2013
-Dalle ore 9 alle 24 : Piazza San Secondo - primo giorno del Mercatino del Palio, con oggetti artigianali dedicati al Palio
- Dalle ore 18 : C.so Dante, C.so Alfieri , Via Rossini - Sfilata dei Monelli
-Dalle ore 14.30 alle 19.30 : Piazza Alfieri - prove ufficiali della corsa .Ingresso gratuito
-Dalle ore 20.30: cene propiziatorie nei vari rioni e borghi
Giovedì’ 12 Settembre 2013
Ore 21 – Piazza San Secondo : Palio degli Sbandieratori. Competizione a squadre

 

Biglietteria del Palio aperta dal 28 agosto

La prenotazione dei biglietti per il Palio di Asti 2013 si può effettuare contattando l’ufficio ATL di Piazza Alfieri 34 Ad Astie-mail : [email protected]tel. +39 0141 320978

TRIBUNA CENTRALE COPERTA
Alfieri (canapo) € 88
Alfieri (centrale) € 55

TRIBUNE IN CURVA
Solaro € 60
Roero € 44
Guttuari e Isnardi € 22

TRIBUNE IN RETTILINEO
Catena € 38
Malabaila € 28
Pelletta, Comentina, Gardini € 22

(fino a 5 anni ingresso gratuito)
PARTERRE € 2



 

Come raggiungere il Palio di Asti


Per chi giunge in auto dalla direzione di:

TORINO E CHIVASSO
Uscita A21 Asti Ovest - Corso Torino - Piazza Torino - Corso Don Minzoni - Corso Gramsci - Piazza Marconi - Campo del Palio (P)

ALBA, CUNEO, ACQUI TERME
Tangenziale - Corso Savona - Corso Einaudi - Campo del Palio (P)

CASALE MONFERRATO, VERCELLI, NOVARA
Corso Casale - Corso Alessandria - Piazza 1° Maggio - Corso Pietro Chiesa - Corso G. Ferraris - Corso Einaudi - Campo del Palio (P)

ALESSANDRIA, MILANO, GENOVA
Uscita A21 Asti Est - Corso Alessandria - Piazza 1° Maggio - Corso Pietro Chiesa - Corso G. Ferraris - Corso Einaudi - Campo del Palio (P)

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Contatti

Servizio Manifestazioni e Turismo
Coordinamento: Dott. Porro Gianluigi
Responsabile: Dott.ssa Ferraris Silvana
Organizzazione: Sig.ra Bovio Katia
P.za Catena 3- 14100 Asti
Tel. 0141 399.482/399.486 - Fax 0141 399.483
e-mail: [email protected]
[email protected]

Ufficio Relazioni con il Pubblico
Piazza San Secondo, 1 - 14100 Asti
Tel. 0141 399.399 - Fax 0141 399.250
e-mail: [email protected]

 


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