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Attrazioni e servizi della provincia di Asti

Castelli, torri medievali, pievi romaniche, musei di arte tradizionale e sacra ma anche musei delle tradizioni locali, della civiltà contadina, del vino. E poi servizi quali cinema, teatri, strutture sportive. In questa sezione puoi trovare tutte le informazioni utili che cerchi: schede descrittive dei singoli monumenti, orari di apertura, indirizzi, recapiti telefonici e altro ancora.

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Scegli una ATTRAZIONE (castelli e torri, chiese, musei, monumenti) o un SERVIZIO (strutture sportive, teatri e cinema), poi seleziona il Comune di tuo interesse ed infine attiva la ricerca cliccando sul pulsante CONFERMA. Un elenco di Attrazioni o Servizi rispondenti ai criteri selezionati appare nella parte inferiore dello schermo. Cliccando poi sulle singole voci si apre una sezione di approfondimento con tutti i dettagli disponibili.

 Abbazia di S. Maria di Vezzolano

Indirizzo: Strada dell'Abbazia

Telefono: +39 011-9920607

Orari di apertura: Aperto da martedì a domenica con i seguenti orari: 9-12.30 / 14-18.30 (in estate) - 9-12.30 / 14-17 (in inverno).

Sec.: XII-XIII

Come arrivare: Da Torino, procedere verso Chieri. Superato l'abitato dirigersi verso Mombello e svoltare in direzione dell'Abbazia. Da Asti prendere la strada per Chivasso, arrivati all'incrocio con la provinciale per Andezeno, svoltare a destra in direzione Albugnano.

L’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano è, dopo tanti secoli di vita, uno dei monumenti meglio conservati di tutto il Piemonte. Sorge ai piedi di uno dei più alti colli del Monferrato ed è raggiungibile al termine di una strada che la costeggia e consente di apprezzarla prima dall'alto, nell'armonia della sua distesa di coppi e del complesso absidale, quindi nell'eleganza del campanile e, infine, nell'impostazione di tempio monumentale della facciata.

Le origini della costruzione si perdono fra ipotesi storiografiche e leggende popolari. Sono ipotesi che la chiesa sia nata come cappella privata di un castello poi distrutto oppure che esistesse già, in forme e dimensioni diverse, nell'VIII secolo. E' leggenda l'attribuzione della sua nascita alla volontà imperiale di Carlo Magno. Si narra infatti che questi, cacciando nei boschi presso Albugnano, nel 774, fu colto da un'orribile visione: la danza macabra di scheletri umani, causa dell'imperiale epilessia. Guarito per intercessione della Madonna, Carlo Magno avrebbe disposto l'edificazione dell'abbazia.

L'atto di fondazione della chiesa risale al 27 febbraio 1095. L'attuale lettura degli edifici (in particolare la chiesa ed il chiostro) documenta un processo realizzativo discontinuo frutto di interruzioni ed avvicendamenti che determinarono, tra la seconda metà del XII secolo e la metà di quello successivo, l'intersecarsi della cultura romanica con le precoci manifestazioni del nuovo gusto gotico.

La chiesa orientata, cioè con l'abside maggiore rivolta ad est, aveva in origine una pianta di tipo basilicale, ovvero a tre navate, che venne modificata nel XIII secolo, quando la navatella destra fu trasformata in un lato del chiostro (nord). Conserva intatta la bellissima facciata romanica in cotto e arenaria ravvivata da tre ordini di loggette cieche, eretta in stile lombardo nel XII e rielaborata nel XIII secolo. Essa è inoltre decorata da capitelli e statue: il redentore con Michele e Raffaele, quindi due serafini o cherubini e piatti in terracotta decorata.

Al centro il portale strombato, è ornato di pregevoli rilievi: un bassorilievo di pietra dolce a lunetta, rappresentante la vergine in trono con la colomba dello spirito santo, l'arcangelo Gabriele e un devoto; a sinistra un'altro bassorilievo raffigura Sant'Ambrogio. E’ sormontato da tre gallerie cieche su colonnine.

In fondo, al fianco sinistro, spicca il robusto campanile romanico, ornato di archetti intrecciati. L'interno è a due navate absidale; la terza navata, quella destra, è inglobata nel chiostro. Le navate sono divise da pilastri, che sorreggono archi acuti e volte a crociera. La navata centrale presenta, all'altezza della terza campata uno degli elementi di massimo interesse dell'edificio: il nartece (detto anche jubé alla francese) o ambone, poggiante su cinque arcate ogivali sorrette da colonne con capitelli a foglie e a gemme, sul quale si distende un bassorilievo a due ordini che raffigura nella parte inferiore i trentacinque patriarchi antenati alla Vergine e, nella parte superiore, la Deposizione del corpo di Maria, la sua Assunzione e il suo Trionfo in cielo ed i simboli evangelici. Il colore è azzurrognolo, sembra dipinto con smalti. Ai piedi del bassorilievo si legge che l'opera fu compiuta "regnando Federico Barbarossa, l'anno 1189". Sull'altare si può ammirare il trittico gotico in terracotta policroma, posteriore al 1400, che rappresenta la Vergine con Bambino, avente a destra S. Agostino e a sinistra un monaco, che accompagna un devoto inginocchiato in abiti regali: la leggenda ama riconoscere in tale figura Carlo Magno, mentre studi più recenti propendono per Carlo VIII re di Francia.

Da una porticina in fondo alla navata destra si entra nel piccolo chiostro, armonioso e molto suggestivo che è ornato da notevoli resti di affreschi dei sec. XIII-XIV. Spiccano bellissimi capitelli variamente scolpiti con fregi sia classici sia complessi. Nel porticato del chiostro, lato nord, campeggia il più importante affresco di Vezzolano del XIV secolo: dall'alto il redentore con gli emblemi degli evangelisti; Betlemme con la sacra famiglia ed i magi adoranti; sotto, in posizione centrale, da un sepolcro scoperchiato si rizzano tre scheletri, un personaggio inorridito (Carlo Magno?) sta davanti a due cavalieri esterrefatti, mentre un monaco lo invita a chiedere aiuto alla Madonna. Nel chiostro hanno lasciato la loro impronta tre epoche diverse: infatti il lato nord e la prima arcata del lato est sono coevi della Chiesa, il lato ovest è il più antico mentre il lato sud e parte del lato est sono del 1630 circa. Nella foresteria, si può ammirare la Mostra permanente del Romanico allestita dalla Sovrintendenza alle Belle Arti del Piemonte.

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